Gio. Ago 18th, 2022

Previste un’altra linea per il trattamento del compost e due per il recupero materiale

Non si hanno più notizie ufficiali della situazione legata alle soluzioni che si intendono dare per normalizzare la raccolta dei rifiuti e il loro smaltimento dopo l’incendio dell’impianto di contrada San Leo e le soluzioni tampone adottate. E non si hanno notizie neppure sul previsto ampliamento dell’impianto Tmb. Resta invece la “puzza” che i cittadini continuano a lamentare. Il timore nei giorni immediatamente successivi all’incendio era che oltre al cattivo odore i cittadini potevano anche respirare sostanze nocive. Tutto tranquillo? Sarebbe opportuno che qualcuno desse comunicazioni ufficiali.

Nel frattempo uno degli ambientalisti sidernesi più attivi, Francesco Martino, ha diffuso una nota per mettere a fuoco le critiche e le valutazioni su quelli che egli ritiene rischi “associati” a un eventuale ampliamento dell’impianto che, di fatto – dice – si configura come una nuova struttura.

Secondo Martino «si rischia di discutere e decidere di importanti questioni senza che nessuno abbia dato uno sguardo alla documentazione allegata alla richiesta arrivata al Comune perché dia il suo parere sul progetto complessivo». Dopo aver asserito di essersi anche confrontato con lo stesso progettista, l’ambientalista evidenzia dieci punti che sconsigliano l’ampliamento di San Leo. «Oltre il “revamping” dell’impianto attuale, vengono aggiunte un’altra linea per il trattamento del compost e due per il recupero materiale (ReMat): una moltiplicazione delle linee di lavorazione – sostiene Martino -, con emissione in atmosfera di sostanze anche dannose per la salute (idrogeno solforato, ammoniaca, composti organici volatili e polveri sottili) e anche più rischi in caso di malfunzionamento; ci sono problemi ambientali e vicinanza alle abitazioni e lo saranno ancora di più ai nuovi punti di emissione; gli impianti sono costruiti sulla falda acquifera che, in caso di pioggia, sale a livello del terreno, inoltre c’è il pericolo di esondazione della fiumara, come si verifica da centinaia di anni (si è verificato anche ultimamente). Ancora, è una zona sismica che, associata alla falda acquifera presente in tutta la zona scelta, potrebbe portare anche allo sprofondamento delle strutture. Ed esiste la vicinanza di una zona agricola con colture pregiate. L’articolo 5 dello Statuto comunale vieta nuovi impianti chimici con rischi per la salute e l’ambiente, pe d più l’impianto si trova in zona Natura 2000 ed entro i 150 metri dall’argine della fiumara; il territorio è zona di recente scoperte archeologiche e molto vicino ci sono delle strutture turistiche presenti. Da qui la necessità – conclude Francesco Martino – di fare un’attenta valutazione prima di decidere, o meno, l’ampliamento e anche, perchè no, di aprire un confronto con tutti i sindaci e studiare opportune iniziative per l’eventuale trasferimento di tutto l’impianto. Resta, intanto, nell’immediato che si abbiano precise notizie sulla raccolta e il trasferimento dei rifiuti visto che continuano ad accumularsi in varie zone delle cittadine».

ARISTIDE BAVA

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