2 Dicembre 2020
I commissari: «Abbiamo fatto appello. Aspettiamo»

L’emergenza Covid-19 e il deposito dell’appello sono i motivi per i quali l’Asp 5 di Reggio Calabria ha ritenuto di non dover risarcire i danni riconosciuti in favore di Nicola Romeo e dei suoi familiari nella sentenza di primo grado della Sezione Civile del Tribunale di Locri del gennaio scorso.

Nei giorni scorsi la Triade Commissariale dell’ASP 5 ha inviato una lettera a Cosimo Romeo e per conoscenza al Prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, nella quale ripercorrono la vicenda del giovane Nicola Romeo, evidenziando che «per quanto attiene allo stato attuale del contenzioso l’avvocatura interna, nei termini di legge ha, ovviamente, proposto gravame avverso la sentenza innanzi alla Corte di Appello di Reggio Calabria, competente per territorio (ud. Tratt.28/01/2021)».

Entrando, poco oltre, nel merito nella questione sollevata dalla famiglia Romeo si legge: «Per quanto attiene il decorso del termine di 120 giorni dalla notifica della sentenza in data 14 febbraio 2020 e la formale diffida ad adempiere che i legali della famiglia hanno inviato all’Asp di Reggio Calabria con pec del 24 giugno 2020, corre l’obbligo rilevare che nel periodo oggetto di contestazione, a causa della emergenza epidemiologica da nuovo Covid-19, era intervenuta, da un lato la sospensione del procedimento amministrativo e dall’altro da un lato la sospensione della esecuzione».

Sul punto, inoltre, si evidenzia: «Atteso che la normativa emergenziale ha previsto la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, con ciò dovendosi intendere sospesi tutti i termini processuali nel periodo di riferimento (salvo le materie urgenti, fra le quali non sembra ricadere il caso in questione), anche il termine dei 120 giorni fra la notificazione del titolo esecutivo e del precetto, dovrà intendersi prettamente processuale sottoposto alla sospensione dei termini disposta dalla sopra citata normativa, (seppur nella consapevolezza che il procedimento esecutivo ha inizio con la notifica del pignoramento) in ragione della sua natura che lo fa assurgere “a condizione di efficacia”».

«Si comunica, infine – con riferimento alla vertenza pendente in Appello – che è stato proposto ricorso ex art.35l cpc comma 2 rivolto al Presidente della Corte di Appello al fine di ottenere la sospensione della efficacia esecutiva della sentenza. Si è in attesa, pertanto, del provvedimento del Presidente della Corte d’Appello che può ordinare la comparizione delle parti in camera di consiglio o può anche disporre, con lo stesso decreto, se ricorrono giustificati motivi di urgenza, la immediata sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza». In definitiva: «nelle more delle decisioni che saranno adottate dal Presidente, si ritiene non opportuno procedere alla liquidazione di quanto stabilito dal Tribunale Civile di Locri».

La famiglia di Nicola Romeo, però, non ci sta e ritiene che la sentenza vada comunque rispettata e, nelle more, sta valutando insieme ai propri legali un eventuale esposto in Procura o avviare un pacifico sit-in, quindi uno sciopero che consisterà in una manifestazione ad oltranza in catene.

La triste storia di Nicola

Il caso di Nicola Romeo, che oggi ha 21 anni e che, sin dal terzo mese di vita si trova in uno stato di disabilità provocato da un presunto fatto di malasanità, ha registrato numerosi interventi di associazioni e parlamentari che hanno chiesto lumi sulla vicenda denunciata dal padre di Nicola, Cosimo Romeo, il quale ha anche scritto ad una serie di istituzioni al fine di ottenere l’esecuzione della sentenza con il pagamento del risarcimento: «In conclusione, prega le Onorevoli Autorità, ognuno per competenza, al fine di evitare e scongiurare azioni clamorose anzidette, di dare risposte e/o intervenire con cortese urgenza».

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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