LUCANO, NEL MIRINO I DIRITTI DI SEGRETERIA NON RISCOSSI

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Confronto serrato tra la pubblica accusa e la difesa di Mimmo Lucano sulla scelta dell’ex sindaco di non far corrispondere dal Comune di Riace i diritti di segreteria per il rilascio di documenti e carte di identità. Ieri nel corso del processo “Xenia”, dove l’ex sindaco è imputato insieme ad altre 26 persone, il dibattimento si è concentrato su alcuni reati riconducibili all’azione politico-amministrativa di Lucano.

Da un lato la Procura di Locri ha rappresentato, anche attraverso la testimonianza di una dipendente comunale di Riace, che l’ex sindaco Lucano, agendo in qualità di responsabile dell’ufficio anagrafe e stato civile, diede disposizioni affinché per il rilascio di documenti non fossero riscossi i diritti di segreteria, cagionando in questo modo un danno all’erario dell’ente locale stimato in poco più di 11 mila euro.

Una scelta politica, quella di Mimmo Lucano, sulla quale si sono accesi i riflettori degli investigatori che hanno contestato all’ex sindaco il reato di abuso d’ufficio. Tra le prove a carico sono stati depositate 667 pagine dalle quali si evince come i diritti di segreteria non siano stati riscossi per diversi anni.

A questo punto ha preso la parola l’avvocato Antonio Mazzone, difensore di Lucano insieme all’avv. Andrea D’Acqua, che ha rappresentato al Tribunale di Locri la legittimità dell’azione amministrativa dell’ex sindaco, richiamando l’attenzione dei giudici di piazza Fortugno al contenuto della legge “Bassanini bis”, laddove prevede che «i Comuni che non versino nelle situazioni strutturalmente deficitarie di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, possono prevedere la soppressione dei diritti di segreteria da corrispondere per il rilascio degli atti amministrativi previsti dall’articolo 10, comma 10, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, nonché del diritto fisso previsto dal comma 12-ter del citato articolo 10. Possono inoltre prevedere la soppressione o riduzione di diritti, tasse o contributi previsti per il rilascio di certificati, documenti e altri atti amministrativi, quando i relativi proventi sono destinati esclusivamente a vantaggio dell’ente locale, o limitatamente alla quota destinata esclusivamente a vantaggio dell’ente locale». Il penalista ha depositato in udienza la normativa evidenziato che all’epoca della contestazione in atti il Comune di Riace non versava in sofferenza con la conseguenza che la scelta di Mimmo Lucano non avrebbe infranto alcuna legge. Il dissesto del Comune di Riace è stato infatti dichiarato molto tempo dopo ai fatti contestati nel processo “Xenia”.

Nel prosieguo dell’udienza si è dibattuto sulla modalità di istituzione dell’albo comunale delle cooperative creato a Riace, funzionale, in particolare, a procedere per la raccolta dei rifiuti attraverso la differenziata porta a porta. La Procura sostiene che le cooperative che hanno lavorato nel progetto non avessero tutti i requisiti previsti dalla legge, compresa la mancata iscrizione ad uno specifico albo provinciale e regionale.

Il processo riprenderà il 30 novembre con l’esame degli ultimi testi della Procura

FONTE GAZZETTA DEL SUD

 

SERVIZIO DI MARIA TERESA CRINITI

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