2 Dicembre 2020

Con un atto di coraggio per il quale i tempi, a mio avviso, sono ormai maturi, la settimana scorsa mi sono rivolta al Ministro della giustizia per sapere, alla luce della emorragia di beni culturali che il Paese subisce quotidianamente ad opera della criminalità, se “non ritenga opportuno e urgente istituire una Procura Nazionale specializzata, sull’esempio di quella newyorkese dell’ADA di Matthew Bogdanos, per ora unica al mondo, che sia all’altezza del livello di efficienza ed efficacia raggiunto, sul fronte investigativo, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) in mezzo secolo di attività”. L’ho fatto nella sede, ormai consueta, delle interrogazioni rivolte quasi settimanalmente all’on. Franceschini per avere notizie su un’opera d’arte antica uscita illecitamente dal Paese nel secolo scorso e approdata, dopo varie peripezie, in un museo estero. Nel caso dell’atto di sindacato ispettivo n. 3-01994, relativo a parte di una scultura in marmo di età augustea, ho interrogato il Ministro per sapere “quanto è stato messo in campo, finora, per tentare di perorare le ragioni dell’Italia presso la corte federale e ogni altro tribunale degli USA chiamato a decidere della restituzione della testa di barbaro sottratta in circostanze ignote al patrimonio artistico di Roma”. La scomparsa della testa, trovata verso il 1910 negli scavi che Alfonso Bartoli condusse sul Palatino da settembre 1909 presso la Basilica Aemilia, fu registrata nel 1960 e dovrebbe risalire a poco tempo prima. Il sequestro del reperto in danno della Safani Gallery Inc. di New York, ultimo acquirente in ordine di tempo, è stato disposto a febbraio 2018 dal viceprocuratore Bogdanos della procura distrettuale dello stato di New York, su segnalazione dei nostri Carabinieri TPC. In giudizio, il 12 novembre 2019, il Giudice del tribunale statale ha dovuto rimettere la competenza a quello federale perché, il giorno prima dell’udienza, l’avvocato del gallerista ha citato l’Italia ‘sfidandola’ a dimostrare la proprietà dell’opera davanti al Secondo circuito. Al di là del caso di specie, e condividendo gli obiettivi internazionali ribaditi della conferenza di Roma (8-9 ottobre 2020) per i 25 anni della Convenzione Unidroit, importante strumento ancora troppo poco applicato, ho colto l’occasione per chiedere al Ministro “se, in considerazione della mole di lavoro che grava sulla nostra diplomazia culturale e delle difficoltà che ciascun caso comporta anche a causa del disallineamento delle legislazioni dei singoli Paesi in materia di sottrazione ed esportazione di beni culturali, non si reputi necessario rafforzare sia gli Uffici esportazione sia il Comitato per le restituzioni, inserendovi altre professionalità di alto livello, motivate e con adeguata esperienza in materia, che forniscano assistenza giuridica e tecnica (storico-artistica) alle Procure distribuite sul territorio”. In definitiva, è necessario e urgente  che i due Ministeri acquisiscano una più illuminata coscienza delle proprie responsabilità nei riguardi del patrimonio culturale italiano e che questa nuova consapevolezza si traduca sia in un rafforzamento degli strumenti investigativi dell’uno (il MiBACT, con il TPC in rapporto di dipendenza funzionale) e coercitivi dell’altro sia, soprattutto, in una fattiva collaborazione che li veda in prima linea anche nella indispensabile opera di promozione della coscienza civica e del coinvolgimento della comunità nell’azione di tutela.

Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura)

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