STRAGE DI DUISBURG, IL SEI NOVEMBRE L’ULTIMO VERDETTO SU SEBASTIANO NIRTA

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L’Assise d’appello reggina nel 2019 ribaltò l’assoluzione del 2015
Giovanni Strangio è l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di sei giovani

A distanza di 20 mesi dalla sentenza d’appello-bis è stata fissata al 6 novembre l’udienza in Cassazione per decidere sul ricorso della difesa avverso la condanna all’ergastolo di Sebastiano Nirta, presunto partecipe della strage di Duisburg.

La vicenda processuale di Sebastiano Nirta ebbe inizio con l’arresto avvenuto nel febbraio del 2010 nell’ambito dell’operazione “Fehida 3”, eseguita dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Dda reggina. Dopo alterne vicende processuali la Cassazione ha confermato la condanna del 49enne Nirta per il reato associativo e ha rinviato per una nuova trattazione in merito agli omicidi. È l’11 febbraio 2019 quando i giudici della Corte di assise d’appello di Reggio Calabria, in sede di rinvio della Cassazione che aveva accolto il ricorso della Procura reggina, hanno riconosciuto l’imputato colpevole della strage di Ferragosto, quando in Germania furono assassinati sei giovani davanti al ristorante “Da Bruno”, a Duisburg. Un eccidio che, secondo gli investigatori, ha segnato l’apice della ripresa della faida di San Luca tra le consorterie dei “Nirta-Strangio” e dei “Pelle-Vottari”.

Nelle motivazioni della sentenza di appello-bis i giudici reggini hanno evidenziato che «il quadro indiziario raccolto a carico di Sebastiano Nirta si compone di una pluralità di elementi che, unitariamente e sinergicamente intesi, convincono, al di là di ogni ragionevole dubbio, della sua partecipazione efficiente alla fase preparatoria ed a quella esecutiva dell’eccidio».

La sentenza è stata impugnata dal pool difensivo di Sebastiano Nirta, composto dagli avvocati Vincenzo Nico D’Ascola, Antonio Russo, Francesco Siclari e Antonio Femia. La difesa sostiene l’innocenza del proprio assistito, tra l’altro, rilevando che la decisione presa dai giudici reggini ha portato a un’integrazione probatoria dalla quale l’analisi del Dna della traccia 710: «ha evidenziato la presenza di Dna di almeno altri 3 soggetti (4 con “lettura” con metodo composito): quindi più persone oltre a Nirta possono aver maneggiato, in tempi non definibili, il reperto lasciandovi tracce direttamente o indirettamente». In definitiva, sul punto, la difesa ritiene che non vi siano elementi per ribaltare la sentenza assolutoria pronunciata dalla Corte di assise di appello di Reggio Calabria nel luglio del 2015. «L’accertamento istruttorio espletato sulla traccia 710 – scrivono i legali – non ha apportato elemento alcuno di novità indiziaria o probatoria rispetto al compendio in atti».

I motivi del ricorso difensivo saranno vagliati tra un mese dai giudici della Seconda sezione penale. Al momento per la strage di Duisburg è stato condannato all’ergastolo soltanto Giovanni Strangio.

fonte gazzetta del sud

 

SERVIZIO DI MARIA TERESA CRINITI

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