Dom. Ott 17th, 2021

di Santo Strati
La Calabria di nuovo nel caos della sanità: il neo commissario Eugenio Gaudio ha annunciato, con un’intervista a Corrado Zunino a Repubblica, che rinuncia all’incarico, per ragioni personali e familiari. Gaudio ha dichiarato al giornalista «Mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare».

Sembra incredibile, ma è un ragionamento che non offre il fianco ad alcuna critica. Di fronte a “motivi familiari” nessuno può dire nulla. Il sospetto, difficile da fugare, è, però, che l’opera di delegittimazione che è partita quasi contestualmente alla nomina abbia decisamente favorito una decisione che la moglie probilmente gradiva. Bisogna riconoscere che gran parte dei giornali nazionali e delle testate online ha accentuato un tono giustizialista fuori misura e davvero insensato: si è parlato più dell’inchiesta che lo ha sfiorato a Catania (e per la quale era semplicemente indagato – neanche rinviato a giudizio) che delle sue competenze scientifiche e delle sue capacità manageriali: l’università La Sapienza sotto la sua guida ha registrato un notevole balzo di qualità sia nei conti che nelle iscrizioni, a fronte di una crisi generalizzata che sta colpendo le università di tutto il mondo. Gaudio ha le competenze scientifiche e manageriali di cui la Calabria avrebbe avuto bisogno, ma la “macchina del fango”, dietro la quale non è difficile sospettare qualche manina grillina, ha distrutto il giocattolo prima ancora che venisse aperta la scatola che lo conteneva. Se l’obiettivo era delegittimare una persona perbene, uno scienziato e un manager della sanità che avrebbe fatto il bene della Calabria, è stato raggiunto in un baleno.

Ora non è solo la Calabria a chiedersi cosa accadrà. Gino Strada si prende la bici (visto che aveva respinto l’idea del tandem con Gaudio) e pedalerà da solo, con somma gioia del Presidente dell’Antimafia Nicola Morra e di un gruppetto di vispi grillini che ha fatto ferro e fuoco col Governo per imporre il fondatore di Emergency. Attenzione, la Calabria non è l’Afghanistan né il terzo mondo (senza offesa per alcun Paese in crisi), ma è Italia, fa parte dell’Italia e non vuole ospedali da campo e misure di estrema emergenza, ma una sanità che funzioni e che garantisca il diritto dei cittadini di curarsi a casa propria. Staremo a vedere. 

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