Mar. Gen 26th, 2021

– “La situazione, ancona in essere, legata alla pandemia da Coronavirus, ha imposto quest’anno iniziative politiche, e di altro genere, non in presenza. Ma anche in periodo di chiusure e restrizioni ci sono appuntamenti come la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, che si celebra il 25 novembre, che neanche l’epidemia può far passare in silenzio. E quest’anno ancora di più poiché i rischi di violenze e discriminazioni nei confronti delle donne, sia nel mondo del lavoro, che nella vita quotidiana, si sono accentuati con la pandemia. A partire dal lockdown della scorsa primavera le persone si sono trovate a condividere tempi e spazi di vita e di lavoro, anche per il necessario utilizzo dello smart working praticato spesso a casa, che hanno accentuato i rischi di violenze e maltrattamenti sulle donne.

I dati parlano chiaro: il numero di violenze domestiche durante il precedente lockdown è triplicato, e negli 87 giorni di chiusura, come riportato dal Dossier Viminale, dal 9 marzo al 3 giugno 2020, sono state 44 le vittime di femminicidio, ovvero, ogni due giorni una donna è stata uccisa in famiglia. Il rapporto Eures sul femminicidio in Italia, relativo invece ai primi dieci mesi del 2020, rivela che sono sono 91 le donne vittime di omicidio, ancora una ogni tre giorni, un dato lievemente in calo rispetto ai primi dieci mesi del 2019, quando si erano registrati 99 casi di femminicidio. Numeri comunque allarmanti. Ma tristemente in controtendenza con i dati nazionali, le donne in Calabria non denunciano la violenza subìta in tempi di quarantena, come è emerso dalle cifre  di alcuni centri antiviolenza attivi nella nostra regione. Le donne calabresi non compongono il 1522, il numero antiviolenza attivo 24 ore su 24, messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento delle Pari Opportunità, o il 112 o il 113 non perché non conoscono la violenza, ma perché non possono contare su un’indipendenza economica che consenta di affrancarsi dal compagno violento, perché, purtroppo, nell’82% dei casi chi usa la violenza ha le chiavi di casa. E nel 60% dei casi si tratta dell’ex partner. Quindi sembra che la spiegazione più plausibile a questa mancanza di forza nel denunciare il proprio aguzzino tra le donne del sud Italia e quelle del resto della penisola sia ancora da additare all’assenza di una sempre più scarsa capacità di indipendenza economica da parte delle donne meridionali. 

Tenendo conto di questi dati, che rivelano quanto quella della violenza sulle donne sia ormai una vera e propria emergenza, abbiamo deciso di mettere tra i punti irrinunciabili del nostro programma elettorale proprio l’impiego di alcuni beni confiscati come case a disposizione di donne che versano in condizioni di difficoltà economica, in modo da incoraggiarle a trovare la forza per riappropriarsi della loro vita e della loro libertà.  Inoltre, assume primaria importanza il coinvolgimento delle scuole alla “cosa pubblica”, con programmi di sensibilizzazione riguardanti i temi della violenza, e della violenza di genere in particolare, compreso il femminicidio. Perché siamo convinti che sia importante educare sin dall’infanzia alla “cultura” del rispetto ed in generale alla cultura contro ogni forma di discriminazione” – Così Mariateresa Fragomeni, candidata sindaco a Siderno, sulla celebrazione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

 

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