I 4MILA TAMPONI “FERMI” A COSENZA PRIMA DEL TRASFERIMENTO A BARI

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Il tracciamento dei contatti saltato da settimane mentre si cercano soluzioni d’emergenza. Ma in attesa dei risultati molti positivi potrebbero muoversi facendo aumentare il contagio. Sistema fuori controllo: sono andati in Puglia 5.500 test in totale

Sono 5.500 i tamponi trasferiti dai laboratori calabresi al Policlinico di Bari. Un numero enorme, legato alle difficoltà del tracciamento che, soprattutto in provincia di Cosenza, è da giorni al collasso. Erano 4mila, infatti, i test “fermi” nei congelatori dell’Asp (i restanti 1.500 arrivano dai laboratori di Catanzaro), all’interno dei magazzini di Serra Spiga prima che si prospettasse l’opzione di trasportarli nel laboratorio pugliese. È una cifra che certifica le difficoltà dell’Azienda e apre a problemi enormi sul contenimento della pandemia. Nei giorni scorsi era stata la stessa Asp a evidenziare i ritardi nei tempi necessari per processare gli esami: 7-10 giorni. Troppi per garantire un’attività di contact tracing efficiente. La situazione è addirittura peggiorata e, ancora una volta, interviene la statistica a rendere chiare le conseguenze dell’impasse nella macchina delle verifiche. Da 4mila tamponi, stando alla media nel rapporto tra positivi e test effettuati (che si attesta intorno al 10%), potrebbero emergere circa 400-450 casi positivi. Alcuni dei potenziali infetti, peraltro, vista la difficoltà nel tracciamento, potrebbero non essere già sottoposti a isolamento domiciliare e dunque potrebbero essere liberi di muoversi (zona rossa permettendo). Conseguenza: i ritardi nel processare i tamponi rischiano di far esplodere l’epidemia di Covid a livelli ancora più preoccupanti. Si cercherà di “recuperare” il tempo perduto con l’aiuto del laboratorio pugliese e provare a tornare a una normalità che il sistema ha perso settimane fa.
Lo ha sottolineato anche l’ordine dei medici di Cosenza in un intervento del presidente Eugenio Corcioni. Corcioni ha chiesto di «semplificare la burocrazia, perché immediatamente si possa ricominciare a fare un martellante testing periferico. E soprattutto è necessario aumentare i punti dove vengono processati i tamponi. Non possiamo andare avanti con soluzioni d’emergenza, con l’aiuto delle strutture fuori Regione, prima Bari, poi Napoli. Dobbiamo farlo in Calabria il più rapidamente possibile». È urgente risolvere la questione. Oggi mancano “braccia” nei laboratori pubblici, non è stato assunto nessuno. Ed è gravissimo. Quelli che ci sono fanno turni massacranti».

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