Dom. Mag 9th, 2021

Dai dati del monitoraggio (per la settimana tra il 26 ottobre e il 1° novembre) emerge una situazione leggermente migliorata nella regione. Ma le carenze strutturali nel contact tracing mantengono la classificazione di rischio alto

La Calabria, assieme a Puglia e Sicilia, è tra le regioni che migliorano in base ai dati inviati alla Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del ministero alla Salute. Resta, però, zona rossa: le misure disposte dall’ultimo Dpcm necessitano di due settimane per produrre effetti, soltanto allora lo status potrà essere eventualmente rivisto. Nessuno si sposta, almeno per ora. Anche perché la situazione calabrese (al pari di quelle pugliese e siciliana) rivela molti problemi del sistema del monitoraggio.
La verifica presentata lunedì e riferita al periodo dal 26 al 1° novembre, mostra una situazione meno grave ma non è sufficiente a un ravvedimento. Questo perché non possono essere state le misure restrittive a far migliorare i numeri: sono passati appena 4 giorni da quando sono in vigore. I problemi della Calabria, in effetti, sono strutturali secondo quanto raccontano gli indicatori presi in esame dal ministero della Salute. E riguardano soprattutto la medicina territoriale, visto che – sempre stando ai dati – sugli ospedali ci sono ancora margini di manovra.
Per usare il gergo degli esperti dell’Istituto superiore di sanità, la Calabria è in scenario 2 (il peggiore è lo scenario 4) e rischio alto. L’indice di trasmissione del virus (Rt) è pari a 1,41 (nel monitoraggio precedente era 1,66), l’occupazione delle terapie intensive è al 6% e quella delle medicine al 16%. L’incidenza in 14 giorni è di 123 casi per 100mila abitanti.
E poi arrivano i dolori del sistema di tracciamento che pare saltato un po’ in tutta Italia e anche in Calabria. Ci sarebbero infatti 234 casi per i quali non è stata ricostruita la catena di contagio e 49 nuovi focolai attivi, secondo quanto riporta Repubblica. Il rischio in regione è alto da più di 3 settimane.
I nuovi dati, sulla base dei quali le regioni potrebbero essere riclassificate, pongono comunque dubbi sulla capacità del sistema di monitoraggio di descrivere la reale situazione nelle regioni. Ieri la Cabina di regia ha parlato di nuovi sistemi, legati più alle previsioni (come quelle che già vengono fatte sull’occupazione dei posto letto) che al passato. La valutazione degli indicatori, infatti, avviene circa dieci giorni dopo la rilevazione dei dati.
Il posizionamento delle regioni nelle tre zone rossa, arancione o gialla si basa su due pilastri. Il primo è lo scenario, che va da 1 a 4 ed è legato principalmente all’Rt (se questo è sopra 1,5 lo scenario è 4, se è tra 1,25 e 1,5 è 3). Il secondo è il rischio, che oggi in Italia è alto o moderato, e si calcola valutando i 21 indicatori fissati nel maggio scorso (l’occupazione dei letti e l’efficienza del sistema di tracciamento, tanto per citarne due). Se il rischio è alto e lo scenario è 4 si va in zona rossa, se il rischio è alto e lo scenario è 3 in zona arancione. In tutti gli altri casi la zona è gialla

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