INTERVISTA AL PROF. SALVATORE SPAGNOLO LA CURA ANTI COVID C’E’ MA SPESSO LA SI INIZIA QUANDO E’ TROPPO TARDI”

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L’indicazione arriva dal Prof. Salvatore Spagnolo, “eccellenza” medica calabrese, da molti anni trapiantato al nord  : il trattamento a domicilio con Eparina e Cortisone potrebbe ridurre l’aggressività del Covid 19 ed evitare di essere travolti dalla pandemia.

 

La notizia è rimbalzata, in questi giorni, sui media nazionali. Ne abbiamo parlato con l’autorevole professionista, grande esperto nel trattamento dell’ embolia polmonare, nativo di Simeri Crichi ( CZ ) e “amico” della Locride in quanto anche componente del Cenacolo della Cultura e delle scienze del territorio. “Lo scorso marzo, – ci dice il prof. Spagnolo – quando fummo colpiti dalla pandemia, i medici italiani seguendo le linee guida della medicina cinese, consideravano la malattia come una polmonite e la trattavano con antivirali ed antibiotici. Purtroppo, la mortalità era elevatissima. Osservando la velocità con cui la malattia si aggravava e la scarsa risposta a qualsiasi supporto farmacologico e meccanico adottato, avevo ipotizzato che l’andamento clinico era molto più simile a quello di una embolia polmonare che a quello di una polmonite e proposi l’introduzione dell’eparina nella terapia. Questa ipotesi – aggiunge Spagnolo – non venne presa in nessuna considerazione. Dopo una mia pubblicazione scientifica su un autorevole giornale medico, nel mese di aprile, studi autoptici eseguiti a Bergamo, documentarono la presenza di grossi trombi nei rami polmonari principali e di piccoli trombi nei rami polmonari periferici e confermarono che l’embolia polmonare era una delle cause principali dei decessi per Covid.”. Un punto di partenza quindi per combattere il Covid ? “Da allora- precisa il Prof. Spagnolo – in effetti fu introdotta l’eparina che migliorò sensibilmente il decorso di questa malattia. Oggi sappiamo che, a differenza dei comuni virus antiinfluenzali, i coronavirus non danneggiano solo i polmoni ma entrano nei capillari polmonari e si riproducono nella loro parete interna chiamata endotelio. È dimostrato da studi anatomopatologici e clinici che, quando il virus passa dalle narici alla trachea e raggiunge gli alveoli polmonari, entra direttamente nei capillari che circondano gli alveoli e naviga nella corrente sanguigna. Spinto dalla pressione di perfusione, raggiunge il cuore e può colpire i vari organi del corpo umano. In alcuni pazienti, la distruzione dell’endotelio vascolare causa trombosi anche nel tessuto cardiaco, cerebrale o renale, determinando infarti miocardici, ictus cerebrali o infarti renali. È necessario tenere presente che, nella fase di incubazione (paziente in quarantena), il virus può essere distrutto dal sistema immunitario del paziente, come avviene in un elevato numero dei pazienti che rimangono asintomatici” Spieghiamo per i nostri lettori in maniera più semplice questo concetto. “Nei pazienti sintomatici, il virus supera le difese del paziente e si replica velocemente nell’endotelio del polmone e dei vasi sanguigni. In questi casi non è sufficiente la somministrazione di farmaci antipiretici per controllare l’aggressività del virus ma conviene, fin dall’inizio, utilizzare l’eparina e il cortisone e l’antibiotico. Ha sicuramente più senso somministrare i farmaci quando il paziente è ancora integro e la carica virale ancora bassa che non quando il paziente è defedato dalla polmonite e la carica virale è altissima. Quindi ? “I farmaci antiaggreganti, somministrati all’inizio della malattia, possono ridurre la mortalità nei pazienti con Covid 19. Ci sono state già autorevoli conferme anche dall’Università Americana del Maryland. E’ stato stimato che su 5 mila ricoveri tra marzo e agosto un abbassamento della probabilità di morte dal 25.6% al 7.6% ed uno studio dell’Alan Turing Institute su 21 mila pazienti ospedalizzati in Gran Bretagna ha documentato un calo dei tassi di mortalità di circa 20 punti” Qual’è, dunque, il suo consiglio ? “.Per limitare la carica del virus durante la fase di incubazione e per contrastare la formazione dei coaguli ipotizziamo che sia opportuno iniziare la somministrazione dei farmaci nel periodo di incubazione quando il paziente comincia ad avere i primi sintomi. Essi limitano il numero di virus, riducono l’infiammazione negli alveoli polmonari e impediscono che il virus distruggano la parete dei capillari che sono la causa della Embolia Polmonare”. Quali sono, a suo avviso, i farmaci utilizzabili nei pazienti positivi al Covid? “Nei pazienti asintomatici per tutto il decorso della quarantena non è necessaria nessuna terapia. In questi pazienti o la carica del virus è bassa o i poteri di difesa sono alti per cui superano con facilità l’infezione. Nei pazienti che sviluppano sintomi influenzali il virus ha iniziato l’invasione progressiva dei tessuti. Per ridurre l’attività del virus e contrastare la formazione dei trombi e dei processi infiammatori riteniamo che sia opportuno somministrare: Eparina per contrastare la formazione dei coaguli che sono i responsabili della embolia polmonare periferica Cortisone per contrastare la reazione infiammatoria legate alla polmonite Antibiotici per combattere le infezioni polmonari batteriche sovrapposte”. Come mai, allora, tutti questi decessi ? “Purtroppo,- conclude il Prof. Spagnolo – la loro efficacia è limitata dall’essere utilizzati tardivamente. In questa fase della pandemia occorre che le autorità nazionali riorganizzino la sanità del territorio in modo che siano i medici di base a gestire la somministrazione di questi farmaci. Questo probabilmente permetterà, anche, di non essere travolti da un numero sempre crescente di ricoveri per Covid”.
nella foto il Prof. Salvatore Spagnolo

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