SANITÀ: FRAGOMENI, “DA COSENZA A REGGIO CALABRIA E’ ALLARME. NELLA LOCRIDE SI ACCENTUANO I PROBLEMI SANITARI”

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Necessario ripensare al ruolo di Governo, Regioni e territori

 

“Il protrarsi dell’emergenza sanitaria, rende più che mai necessario ed urgente un efficace piano anti-crisi, elaborato da persone competenti ed in tempi brevissimi, per rendere più sicuri e veloci i c. d. percorsi sanitari (vale a dire, tutte quelle procedure che riguardano sia il percorso terapeutico del paziente che le fasi organizzative delle strutture). L’aumento dei contagi, anche se non ai livelli di altre regioni inserite, come la Calabria, tra le “zone rosse”, è stato sufficiente per mettere definitivamente a rischio la tenuta del nostro sistema sanitario. In tutta la Calabria, da Reggio a Cosenza, la situazione è allarmante. Dopo oltre dieci ininterrotti anni di commissariamento e tagli lineari, la capacità ricettiva del nostro sistema è palesemente inadeguata: molti ospedali hanno esaurito i posti nei reparti di malattie infettive, senza che si sia riusciti ad aumentare in alcun modo la capacità ricettiva. Se poi si guarda, in particolare, alla Locride, anche rispetto al già grave scenario regionale, il quadro appare drammatico: il sistema delle USCA  denota infatti ampie falle, anche sul fronte del semplice tracciamento. Poiché la diffusione del virus non sembrerebbe essere ancora agli stessi livelli delle altre regioni in zona rossa, molte delle criticità dell’attuale sistema, potrebbero essere sanate da un potenziamento (in termini di quantità e qualità) della Medicina Territoriale. Si dovrebbe incrementare innanzitutto il personale Medico e Paramedico delle strutture USCA già presenti ed in parte funzionanti, attivando celermente l’assistenza a domicilio dei pazienti positivi, al fine di evitare accessi inopportuni ai Pronto Soccorso. Va inoltre incrementato e potenziato l’interfacciamento con la rete dei medici di base: sarebbe importante, incrementare i collegamenti via web e via cellulare, in modo che si assicuri e si velocizzi il monitoraggio dell’andamento della malattia, senza lo spostamento fisico del medico o del malato. Sarebbe fondamentale fornire maggiore sostegno ai cittadini in difficoltà, anche e soprattutto economiche, mettendo a loro disposizione delle attrezzature di misurazione e monitoraggio dei valori (quali ad es. il saturimetro) ed attivare le forniture di ossigeno. È vitale, in una situazione del genere, avviare precocemente le terapie domiciliari, in modo da permettere una frenata del decorso della malattia, per evitare ulteriori e più gravi complicazioni, contribuendo così ad alleggerire il carico di lavoro dei sanitari e decongestionare le strutture coinvolte. Non bisogna infine dimenticare che, in tutta la regione, i “contatti di positivi” (vale a dire le richieste di tampone da parte dei soggetti che accusano i sintomi) denunciano un’attesa media di 5-7 giorni per l’effettuazione del test e di un pari intervallo di tempo per la ricezione dei risultati. Ora, in merito a tutto ciò, alcune considerazioni sono d’obbligo:

la nostra regione era stata “risparmiata” dalla prima ondata della pandemia ed avrebbe potuto e soprattutto dovuto attrezzarsi prima e meglio, di fronte all’incombenza della seconda. Tuttavia, nonostante l’importante lasso di tempo a disposizione, la Calabria si è fatta trovare del tutto impreparata, tanto che già da qualche settimana, il nostro sistema regionale non riesce a garantire neppure l’ordinaria attività negli ospedali pubblici (che già necessiterebbero, ovviamente, di potenziamenti ed adeguamenti). Di fronte a questo scenario, è di vitale importanza che tutte le istituzioni locali (già in questa direzione si sono mosse l’Assemblea dei Sindaci della Locride ed il Corsecom) e tutti i corpi intermedi e le associazioni, facciano squadra nel chiedere con forza la fine di questa fase commissariale. L’emergenza Covid, nella sua tragicità, ha messo ancora più a nudo tutte le criticità ed i limiti di un sistema sempre più basato sulle sole regole di mercato. Una logica senza dubbio fallimentare, che si scontra con l’evidenza dei fatti, primo fra tutti quello per cui la salute è non solo un bene primario individuale, ma anche un bene sociale, da difendere e tutelare come interesse generale dell’intero paese. Già all’indomani della prima ondata, avevo sottolineato come, vista la rilevanza nazionale del sistema di tutela della salute, era necessario un radicale ripensamento del ruolo delle regioni, che non possono essere le titolari di un settore così importante per i cittadini, dando vita ad un sistema frammentatissimo, con una serie di sottosistemi diversi ed in concorrenza tra loro. Il tema della tutela della salute, deve essere l’oggetto di una organica riforma legislativa, che deve rivedere l’intero approccio al tema, anche riguardo al ruolo del Governo, spesso frammentario e, soprattutto, improntato ad una logica ragionieristico-sanzionatoria. La salute deve tornare ad essere un diritto per tutti i cittadini, garantito e tutelato dallo Stato. Perché ciò accada, il ruolo delle regioni, certamente fondamentale,  dovrà essere però di carattere squisitamente organizzativo ed esecutivo, mentre le linee guida, gli standard, i fabbisogni ed il relativo finanziamento, dovranno essere nuovamente di competenza dello Stato Centrale con il diretto coinvolgimento dei territori e dei sindaci” – Così Mariateresa Fragomeni, candidata Sindaco a Siderno, sulla situazione sanitaria nella regione Calabria.

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