SPIRLÌ IN COMMISSIONE: «COMMISSARIAMENTO INADEGUATO, ORA BASTA»

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Il presidente ff della Regione Calabria: «Il regime commissariale già in atto, in 18 mesi non ha prodotto alcun beneficio». Il ricrodo della Santelli: «Inascolata la lettera che Jole ha inviato al governo un mese prima di lasciarci»

 «Negli ultimi giorni mi sono sentito molto mortificato. Tre commissari ad acta hanno dimostrato pubblicamente l’inadeguatezza non solo personale ma anche del commissariamento. Credo sia venuto il momento di riconsegnare ai calabresi la possibilità di amministrarsi da soli perché il resto sarebbe un pregiudizio». Lo ha detto il presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì intervenendo in audizione in Commissione Affari sociali della Camera sul Decreto Calabria in materia di sanità depositato dal Governo alla Camera.
«Un provvedimento – ha detto Spirlì – che presenta misure particolarmente invasive delle competenze regionali che, facendo seguito al primo, confermano, aggravandole, le norme di regime speciale». Spirlì, ha poi sostenuto che «il regime commissariale già in atto, in 18 mesi non ha prodotto alcun beneficio e il Governo, senza interlocuzione, ha introdotto un nuovo regime commissariale che risulta ancora più mortificante e pregiudizievole per la tutela della salute dei calabresi».
Disposizioni, ha aggiunto Spirlì, «in contrasto con i principi costituzionali ribaditi dalla Corte che sul dl precedente ha affermato che il provvedimento costituiva intervento non ordinario parlando della necessità di tempi certi e definiti. Presupposti che non ricorrono nella situazione attuale, visto che la regione, dopo le elezioni del gennaio scorso, ha intrapreso un percorso virtuoso volto a ricondurre la gestione del servizio sanitario a canoni di efficienza ed efficacia. Il Dl finisce per ledere gravemente le competenze regionali».
Spirlì ha sottolineato la durata del nuovo decreto, 24 mesi, «periodo più lungo di 6 mesi rispetto al primo e confligge con i principi affermati dalla Corte costituzionale». Il presidente ha anche affermato, tra l’altro, che la struttura di 25 persone messa a disposizione dal Governo alla struttura commissariale, implicherebbe uno «sforzo economico messo in capo alla Regione». Spirlì ha quindi ribadito la proposta fatta al Governo di una gestione condivisa sottolineando come l’attuale classe politica «non ha alcun riferimento con un passato che ha offeso i calabresi. Non riesco a capire come sia possibile che la Regione possa amministrare tutti i settori tranne la sanità. Quindi delle due l’una, o la classe politica è buona per la gestione totale o non è buona per nessuna gestione. Mi chiedo se la considerazione pregiudizievole sulla classe politica regionale non si rifletta poi sulla classe politica parlamentare e su quella che gestisce tutti i giorni in trincea i comuni».
«NESSUNA OSTILITA’ AL NUOVO COMMISSARIO » In ogni caso, ha garantito Spirlì in commissione Affari sociali della Camera, «quando arriverà, e speriamo che arrivi subito, che arrivi presto, il commissario ad acta della sanità calabrese troverà esattamente quello che il governo ha chiesto per lui. Non ci sarà sicuramente alcun atteggiamento negativo nei suoi confronti».
«INASCOLTATA LA LETTERA DI JOLE» Rispondendo a una domanda nel corso dell’audizione, Spirlì ha fatto poi riferimento alla lettera che la governatrice Jole Santelli aveva indirizzato al governo e al premier Conte poco più di un mese prima della sua scomparsa, avvenuta il 15 ottobre: nella lettera Santelli esprimeva la sua contrarietà al commissariamento della sanità calabrese, commissariamento che poi è stato ulteriormente prorogato dal Decreto Calabria approvato dal Cdm agli inizi di novembre. «Mai la Regione Calabria ha avuto un atteggiamento pregiudizievole nei confronti del commissario ad acta. La massima disponibilità – ha proseguito Spirlì in Commissione Affari sociali della Camera – è stata dimostrata da subito, e questo è importante. Jole Santelli ha scritto una lettera al presidente Conte esattamente un mese prima di chiudere la sua esistenza terrena, e l’ha scritta da calabrese, da presidente della Regione, da malata oncologica, da donna, ed è stata forse la più grande prova che abbia dovuto superare perché mai e poi mai si sarebbe pubblicata nelle sue sofferenze personali ma l’ha fatto proprio per chiedere un’attenzione diversa da parte del governo, un’attenzione umana, politica, non partitica, un’attenzione importante verso i calabresi. Purtroppo – ha concluso Spirlì – la lettera è rimasta inascoltata e il decreto è andato avanti».

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