Ven. Apr 16th, 2021

Confermate cinque pene, riformate le altre due. Assolti due imputati

Ha sostanzialmente retto anche in appello il filone in abbreviato del processo nato dalla maxi operazione denominata “Acero bis – Tipografic – Millepiedi”. Nel tardo pomeriggio di ieri la Corte di Appello di Reggio Calabria, (presidente Tarzia, consiglieri Minniti e Lauro) ha confermato 5 condanne, riformato due e mandati assolti due imputati.

In dettaglio la seconda sezione penale ha confermato le condanne di Nicola Agostino (1 anno e 4 mesi e 4.445 euro di multa), Salvatore Agostino (3 anni e 4 mesi e 2.800 euro di multa), Antonio Femia (2 anni e 4 mesi), Roberto Prologo (3 anni e 4 mesi e 6.800 euro di multa), Nicola Prota (5 anni e 9.867 euro di multa). Ha riformato le condanne di Rocco Prota (3 anni 4 mesi e 6.800 euro di multa), Antonio Salvatore Malfone (4 anni e 7.200 euro di multa), assistito dagli avvocati Fabio Mesiti e Domenico Lupis. Sono stati assolti Domenico Calautti, difeso dall’avv. Davide Lurasco, e Francesco Caruso, assistito dall’avv. Sinopoli. Sono intervenuti anche gli avvocati Giuseppe Calderazzo, Leone Fonte, e Riccardo Misaggi. Per la Procura Generale ha preso parte all’udienza il sostituto della Procura generale Adriana Fimiani. La Corte reggina ha inoltre disposto la restituzione di quanto ancora in sequestro a Francesco Caruso, e la restituzione di un terreno a Gioiosa Jonica e di un’attività commerciale intestata alla coniuge di Antonio Malfone. Disposta la restituzione di un’auto «di proprietà della coniuge di Roberto Prologo». I giudici, hanno infine condannato alcuni degli imputati al pagamento delle spese processuali alle parti civili.

L’inchiesta “Acero bis – Tipografic”, coordinata dalla Dda reggina, è stata eseguita congiuntamente dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma, e dai carabinieri del Ros, del comando provinciale di Reggio e dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria”, ed ha visto coinvolti soggetti in gran parte residenti a Gioiosa Jonica. Un ruolo fondamentale è stato quello svolto da un creditore che è diventato testimone di giustizia consentendo agli inquirenti di scoperchiare il coperchio su un sistema criminoso che pretendeva tassi usurai fino al 15% mensile, e dal 40% a circa il 500% annuo.

fonte gazzetta del sud

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