Sab. Gen 23rd, 2021

La notizia del giorno certa e inconfutabile è questa: oggi si conclude l’anno Ventiventi, il peggiore della storia degli ultimi ottant’anni. L’anno bisestile che, già portatore di guai in tutto il mondo con una tradizionale intensità degna di sospetti e di gesti scaramantici, ha visto espandersi il Koronavirus latente già dalla fine del 2019 fra la Cina e la Lombardia, fra Wuhan e Codogno, almeno secondo gli scienziati e aggregati che in questa stagione hanno conquistato la popolarità riservata ai campioni di calcio e dello sport.
Per finire in allegria l’anno e metter piede nel 2021 – già nominato Anno del Vaccino se Dio vorrà – si ricorre abitualmente al colore rosso degli indumenti accessori e intimi, ma l’ultima prorompente notizia non drammatica suggerisce di darsi al rossonero e infatti l’eroe di una virtuale copertina di un “Time” nostrano sarebbe indiscutibilmente Zlatan Ibrahimovic, trascorrente dai fasti del Milan Club a quelli di Sanremo Festival. Lo ha annunciato Amadeus, sorridente e garbato protagonista delle prime serate Rai, giustamente chiamato apoditticamente “Ama” da ammiratori e amici.
Le mie cronache calcistiche hanno ormai da mesi sottolineato la ritrovata condizione ideale (infortuni occasionali a parte) dello svedese vagante che, con la saggia complicità di Stefano Pioli, ha ricostruito nei giorni del primo Lockdown un Milan ridimensionato da incertezze gestionali; ma proprio quei mesi di sofferenza hanno indotto il vostro cronista “sportivo” a
invocare sì la non soppressione del campionato di calcio e altre attività sportive rasserenanti, ma con adeguata riservatezza: porti lo sport un sorriso alla gente che soffre la odiosa e mortale pandemia – dicevo, e ho realizzato apposta un libro che ne richiama i valori morali – ma con discrezione, attenuando per l’occasione l’abituale smodato fracasso; e invece, a partire dalle velenose polemiche politiche, passando attraverso le buffonate alla Suarez, le lotte fra Asl locali e le abbuffate di Neymar e compari, abbiamo visto rinnovarsi le deprecabili campagne contrattuali a suon di milioni, la caccia a pedatori riccastri a piede libero, le ribellioni di protagonisti illustri e meschini, l’hit parade del cattivo gusto organizzata negli Emirati Arabi che contaminano il nostro calcio e incrementano una certa cultura della straricchezza contrastante con la povertà, non più strisciante ma esplosiva di tanti italiani che fanno la fila nelle capitali per un tozzo di pane e un piatto di minestra.
E tutto ha un nome: Dybala e il suo contratto, il Papu e la sua incontinenza verbale, Ronaldo e le sue effimere glorie tecniche rivelate da pagatori incompetenti, Zaniolo e i suoi amori intemperanti, e via così, secondo schemi antichi e deprecabili. Non per facile moralismo ma per una adeguata protezione dei valori sportivi difesi nei giorni della tempesta saremmo felici se l’intelligente Zlatan Ibrahimovic tornasse a esibirsi a San Siro. Non a Sanremo.
La stessa raccomandazione a “giocare” con dignità professionale nei propri campi indirizzo a governanti, parlamentari, professionisti dell’informazione, sportivi, intellettuali e virologi, microbiologi, epidemiologi, pandemiologi, infettivologi e tuttologi. Buon Ventiventuno.
(ITALPRESS).

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