Ven. Feb 26th, 2021

Anche se i casi sono in calo (per le misure di novembre), il virus circola e non è affatto più debole

Torna a salire l’indice di contagio Rt in Italia. E supera la soglia di attenzione oltre l’uno in tre regioni: Lazio, Lombardia e Veneto. Secondo il report settimanale di monitoraggio di ministero della Salute e Iss, nel periodo 25 novembre-8 dicembre «l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,86». Mentre nel periodo precedente non superava lo 0,82.
Ma a parte i dati ufficiali, che fotografano la situazione fino alla prima settimana di dicembre (e quindi precedente rispetto ai week end di shopping libero), c’è una tendenza
che preoccupa gli epidemiologi: l’indice, che ci racconta quanto il virus è vivo e in circolazione, si è stabilizzato. Non scende più. E ovviamente il timore è che riprenda a salire.
Come mai la decrescita si è fermata? E soprattutto perchè si arresta proprio mentre il numero dei contagi comincia a calare?
«Il virus è ancora molto infettivo – spiega il virologo Carlo Federico Perno, direttore di Microbiologia al Bambin Gesù di Roma – Per di più l’inverno e le finestre chiuse agevolano la sua diffusione. Ogni volta che le persone hanno comportamenti inadeguati, il virus torna a circolare e i numeri ce lo raccontano. I contagi di questi giorni non sono certo buoni ma almeno non arriviamo
più ai picchi dei 35mila di qualche tempo fa. Tuttavia sono contagi figli delle restrizioni di novembre, quindi precedenti ai fine settimana di shopping». Tuttavia secondo Perno, a fare davvero la differenza nella nostra battaglia al virus non saranno solo le zone rosse o arancioni, ma «la nostra percezione del pericolo: non dobbiamo stare a casa solo per il timore di una multa.

Dobbiamo farlo per non autocondannarci per i prossimi mesi».
Al momento la fotografia italiana mostra 15 regioni che hanno un Rt inferiore a uno «e indica una diminuzione significativa nella trasmissibilità».
Ma l’indice segna 1,07 in Lazio, 1,02 in Lombardia e 1,08 in Veneto. Nella settimana dal 7 al 13 dicembre, rispetto alla settimana precedente, queste tre Regioni tornano a una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2. Per questo si è deciso per la zona rossa, inevitabile con degli indicatori del genere. Tuttavia a molti epidemiologi sfugge come mai le giornate di lockdown totale saranno alternate a giornate di allentamento delle misure. Sarebbe meglio un periodo di restrizioni rigide per respirare un po’ di più a gennaio.
«Una terza ondata è certa, in mancanza di adeguate misure di prevenzione – spiega l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco – Le basi scientifiche sono semplici: nonostante le due ondate, comunque la quota di popolazione ancora suscettibile alla infezione è altissima: il virus ha ancora tante praterie su cui pascolare. Siamo ancora in piena seconda ondata e, sebbene siamo in una fase della curva discendente, in presenza di un allentamento delle misure di contenimento la probabilità che la frequenza dei contagi riprenda ad aumentare è molto alta. In quel caso potremmo avere una terza ondata come semplice prolungamento della seconda. Se invece riuscissimo a contenere la seconda ondata e portare la velocità del contagio al livello di inizio estate, allora potremmo anche dire che una terza ondata potrebbe essere scongiurata dal contemporaneo avvio del programma di vaccinazione». Ma lo stop and go degli spostamenti stabilito per le vacanze natalizie non aiuterà granchè.

 

il giornale

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