Mer. Gen 27th, 2021

«Quanto conforto nella famiglia e nella comunità»

È arrivato all’improvviso, frantumando la quotidianità con i suoi ritmi e i suoi affetti. «Mio padre era in ferie dal ventiquattro ottobre, quando la notte del due novembre ha iniziato a star male. Anche se è una persona attiva, che ama stare tanto con la gente, visto che aveva adottato tutte le precauzioni possibili, indossando sempre la mascherina e rispettando le indicazioni di tenersi a distanza dagli altri e di igienizzare le mani, inizialmente non aveva certo pensato di avere contratto il virus».

Comincia così il racconto di Francesco, studente universitario, a conclusione del lungo braccio di ferro con il Covid-19 che per quarantatré giorni ha spinto suo padre e tutta la sua famiglia in un tunnel di angoscia e di sofferenza.

«Quando, dopo lievi sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale, la situazione si è aggravata, con mia madre si è recato a Roccella per sottoporsi al tampone che ha evidenziato la positività al virus. È stato l’inizio di giornate difficili, per lui, in completo isolamento in compagnia di un nemico così subdolo, che ti debilita nel corpo, ma che ti provoca nella mente una sensazione terribile, spaventosa, di incertezza e solitudine. Ma anche per noi che vivevamo quei momenti interminabili, con i minuti che sembravano ore, in attesa che i tamponi a cui si sottoponeva periodicamente mio padre, risultassero negativi e confermassero la fine di quella battaglia con il terribile ‘mostro’ che anche nella Locride ha assalito molte persone».

«Finalmente domenica sera – aggiunge – dopo quarantatré giorni abbiamo potuto riabbracciarci. È stato un momento duro, non lo mettiamo in dubbio, ma molto più lieve grazie alla vicinanza di tutti. Straordinari i ragazzi dell’Oratorio che ci facevano trovare davanti all’uscio di casa dolci, zeppole, regali, ma anche all’intera comunità placanichese, dalle forze dell’ordine all’ amministrazione comunale, ai cittadini tutti. Sembrerà strano – conclude commosso Francesco – ma il coronavirus ha avuto un effetto positivo, perché davvero ha unito in modo speciale la mia famiglia, ci ha reso più forti perché abbiamo capito quanto sia fondamentale la vicinanza delle persone che ci stanno accanto. È veramente impossibile vivere da soli».

Francesco, dopo avere sperimentato quanto sia subdola questa malattia, lancia ai giovani e a quanti si ostinano a negare la gravità della pandemia, un messaggio speciale invitando tutti a mettere al centro di questo periodo natalizio «gli altri», soprattutto i più fragili, rispettando le misure per il contenimento dei contagi. In fondo, è proprio questo – l’aver cura del nostro prossimo – il significato autentico di ogni Natale.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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