Mar. Ago 9th, 2022

Confermate altre 4 condanne a complessivi 95 anni

Cala il sipario sul maxiprocesso nato dall’operazione “Faida dei Boschi”, con la sentenza della Corte di Cassazione che nella tarda serata di mercoledì ha rigettato i ricorsi dei sette imputati confermando le condanne emesse dalla Corte di assise di appello di Reggio Calabria il 26 febbraio 2018: 2 ergastoli e 95 anni di reclusione. Gli imputati rispondevano a vario titolo dei reati di omicidio, tentato omicidio, associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni ed altro. I 2 ergastoli sono stati inflitti ormai a titolo definitivo a Vincenzo Gallace e Cosimo Giuseppe Leuzzi, accusati di essere stati i mandanti dell’omicidio di Damiano Vallelunga, presunto boss di Serra San Bruno, ucciso il 27 settembre 2009 nei pressi del Santuario dei Santi Cosimo e Damiano di Riace, nella Locride. Confermate anche le condanne di Roberto Umbaca (17 anni),

Salvatore Papaleo (18 anni e 9 mesi), Andrea Sotira (21 anni e 6 mesi), Cosimo Spatari (19 anni) e Agostino Vallelonga (18 anni 9 e mesi).

Partendo dall’omicidio di Damiano Vallelunga gli investigatori dei carabinieri, coordinati dai magistrati della Dda reggina, in particolare il procuratore Nicola Gratteri e i sostituti Simona Ferraiuolo e Paolo Sirleo, individuarono un contesto criminoso in cui fu organizzato con motivazioni «prettamente mafiose – ha scritto la Corte l’appello – l’eliminazione di Damiano Vallelunga dettata sia dal timore di una sua reazione all’omicidio Novella, sia perché boss troppo autoritario ed ostinato nel rifiutare gli accordi di spartizione degli appalti e degli interessi economici con le altre cosche».

Con la decisione della Quinta sezione penale della Cassazione viene pure cristallizzata la credibilità dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia, nonché le connessioni probatorie valorizzate dai giudici reggini (presidente Lilia Gaeta, a latere Giuliana Campagna), che hanno richiamato anche gli esiti «dell’operazione “Crimine”, in primis, nonché riferimenti contenuti nei procedimenti lombardi “Infinito” e “Bagliore”». Infine «ulteriore supporto probatorio proveniva poi dal contenuto di numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali che avevano offerto apporti conoscitivi del tutto convergenti con la ricostruzione emersa dalle altre fonti di prova».

Nel processo sono intervenuti gli avvocati Mazzone, Speziale, Arcorace, Commisso, Lojacono, Gervasi, Staiano, Cicino, Galeota, Ruga, Minniti, Albanese, Gambardella e Alvaro. Numerose le parti civili che si sono costituite nel processo tra cui il comune di Stignano, rappresentato dall’avv. Francesco Carnuccio, e i comuni di Monasterace, Riace, Caulonia, Stilo e Serra San Bruno nonché la Città Metropolitana di Reggio Calabria.

fonte gazzetta del sud

 
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