Lun. Gen 25th, 2021

Davi a Tv Svizzera : affiliato di Molinetti mi puntò pistola alla testa: ‘se parli sei morto’

 “In cinque anni di servizi realizzati sulla ‘Ndrangheta non ho mai avuto una notizia dallo Stato italiano. E’ molto difficile fare il giornalista in certe zone. Vieni rinviato a giudizio magari perché hai aperto il cancello di una villa di un mafioso e sei entrato nel giardino e hai commesso una violazione di domicilio.” Lo ha dichiarato Klaus Davi all’emittente elvetica ‘Radio Bern’ che ha dedicato un lungo servizio al suo libro “I Killer della ‘Ndrangheta” https://www.amazon.it/killer-della-ndrangheta-Klaus-Davi/dp/8856675390

 . “Lo Stato italiano considera a volte normale che il mafioso esibisca la sua bella villa come metafora della sua potenza, e invece spesso cavilla sulla violazione delle regole più bagatellarie dei giornalisti.  D’altra parte se in Calabria la classe dirigente  avesse capito la funzione della cultura e del giornalismo, probabilmente la ‘Ndrangheta non avrebbe tutta questa influenza socio-culturale, e ribadisco: socio-culturale. In Calabria ci sono decine di giornalisti che combattono e prendono querele per stupidaggini e rischiano la vita per dieci euro ad articolo. Ma nessuno si pone il problema di difenderli.  I rischi ci sono per tutti. Ma sono maggiori per i miei colleghi che vivono lì, magari a pochi metri dalle ville dei boss. I reggini sono stati costretti a ‘convivere’ con un killer come Gino Molinetti per 14 anni. Nel 2015 andai dall’allora questore di Reggio Calabria per capire come un individuo così losco potesse essere lasciato libero di delinquere. Mi spiegò che aveva scontato tutte le sue pene. Allora mi misi ad investigare su di lui e cominciai a raccogliere testimonianze di suoi amici, dagli amici dei suoi figli. Andai dalla gente che lui faceva taglieggiare. Andai  a parlare con donne con cui lui aveva avuto delle relazioni. Una sera un appartenente al suo gruppo che ce l’aveva a morte con lui   mi diede appuntamento nella zona sud della città. Una via sterrata, parallela alla tangenziale di Pellaro. Erano le tre di notte. Mi raccontò di un tabacchino  di proprietà del killer gestito dal  suo sodale detto   Ciccio Saraceno, dell’aumento della  influenza del suo gruppo   nella zona sud della città .  Scrissi tutto, ma ancora sulla vicenda di questo tabacchino nessuno ha indagato. Ricordo che eravamo solo lui ed io. A un certo punto questo mio informatore che era entrato in contrasto con loro   estrasse una pistola semiautomatica calibro 9×21 dalla tasca del giubbotto  e mi disse ‘se fai con una sola persona il mio nome sei morto’ mi senti svenire, ma non persi l’autocontrollo neanche per un centesimo di secondo. ‘Metti via quella roba che potrei essere seguito dalla Digos’ gli dissi freddo. Tutte le informazioni si rivelarono esatte. L’amante di Molinetti che fa strozzinaggio ad Arghillà fu confermata da una telefonata anonima successiva, il passaggio di mano del tabacchino nelle mani del clan degli Arcoti, gli interessi nel business del caffè del Molinetti con i Casalesi e un commerciante della ionica. Penso che queste cose emergeranno di qui a breve dalle prossime indagine. Ho avuto paura in quel momento, ma è valsa la pena.” A Luigi Molinetti Klaus Davi ha dedicato un capitolo del suo libro.

GINO MOLINETTI LA BELVA ‘RIVISTO’ DA KLAUS DAVI

 

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