Mar. Gen 19th, 2021

Salvo che non arrivi un provvedimento di rinvio delle elezioni regionali, tra poco più di 15 giorni si dovranno presentare le liste dei candidati alla presidenza e al consiglio regionale della Calabria. Nel centro- sinistra sembra tutto in ebollizione, ma, in realtà, tutto tace. Si sono fatti incontri “interlocutori” che si sono conclusi senza decisione alcuna e con qualche componente della coalizione che si è defilata.

Il Partito Democratico regionale, commissariato da tre anni, peraltro, in violazione dell’articolo 23 dello statuto che prevede la durata massima del commissariamento di un anno, brancola nel buio. Non ci sono candidati alla presidenza della regione né ha avuto inizio una discussione seria e risolutiva sulle candidature nelle cinque provincie. Si fa pretattica, mentre bussa alla porta l’inizio della campagna elettorale dentro la quale, pare che la candidatura alla presidenza di Nicola Irto sia stata scartata.

 Il commissariamento di 4 federazioni provinciali su 5 e quello della federazione regionale rivelano il profondo stato di crisi nel quale il partito democratico calabrese si trova. Tutto viene deciso dal PD romano la cui direzione nazionale sta mantenendo in carica, da più di tre anni, un Commissario regionale nella persona di Stefano Graziano, già deputato e consigliere regionale in Campania. Ciò attesta che il partito in Calabria è sottoposto ad una sorta di vassallaggio per una forma di sudditanza, d’altronde, purtroppo, presente in larga parte degli aderenti e dovuta, prevalentemente, ad una assenza di forze vive, culturalmente formate e autonome nel pensiero. Questa incapacità di autonomia di pensiero e di organizzazione dei democratici calabresi ha fatto sì che, nel PD calabrese, Stefano Graziano sia divenuto plenipotenziario e dominus dei destini del partito. In questi anni Graziano ha potuto operare in piena autonomia e avrà avuto il tempo necessario ad acquisire conoscenze dei problemi e delle esigenze della regione e relativa consapevolezza sulle soluzioni necessarie a rilanciare la Calabria al punto di potere essere definito un “calabrese aggiunto” nel PD della Calabria.

             Quindi, se è vero, come è vero, che la politica sia scienza esatta, bisogna rilevare che nel PD Calabrese non si fa politica attiva e democratica da almeno otto anni. E la giusta conseguenza è avere, in Calabria, quale punto di riferimento, un commissario che ha la funzione di dettare l’agenda politica in nome e per conto del PD di Zingaretti. Non resta, a questo punto, che prendere atto della situazione e lasciare a chi ci ha messo in queste condizioni l’onore e l’onere di metterci la faccia. Stanti così le cose, è Graziano che va proposto alla Presidenza della Regione. Che sia lui a fare invertire la rotta dei disastri che si sono abbattuti sul Partito Democratico calabrese. Sarà, comunque, eletto consigliere regionale e così, forte della pregressa esperienza campana e di quella acquisita in Calabria, potrà guadagnare quel ruolo che in Campania non ha potuto esercitare perché, ivi, non eletto. Poi, in giro per le cinque province calabresi, si cercheranno e troveranno candidati, donne e uomini, volontari e volenterosi che possano garantire il diritto di tribuna a un centro sinistra che, fino a due anni fa, era protagonista in Calabria con una presidenza che, ahinoi, ha contribuito a farci cadere in questo baratro.

 

Domenico Francesco Richichi (già dirigente regionale del Partito Democratico)

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