Mer. Gen 27th, 2021

Come di consueto, le tradizionali feste natalizie sono in procinto di essere festeggiate, le piazze limitrofe si adornano e si abbelliscono di luci e paramenti, colori che rincuorano gli animi dei cittadini. Benché le tradizionali feste stanno giungendo, l’anno alquanto paradossale che presta a concludersi non è stato uno tra i migliori, anzi, la pandemia ha colpito duramente la sfera sociale in ogni suo aspetto, economico, politico, sanitario ed in particolare relazionale. La mia riflessione, seppur breve, tende a cogliere i molteplici aspetti delle feste odierne in collusione e convivenza con la pandemia, sebbene le feste trascorse durante gli anni scorsi sembrano oramai un ricordo lontano dalle sfumature elegiache e nostalgiche. Il mio discorso porta ad analizzare in primis l’aspetto consumistico che connota le feste; il dono, nel senso antropologico del termine, al di là del mero scambio dal valore economico, simbolo per eccellenza del periodo festivo, inteso il Natale come una vera e propria cultura del dono. La locuzione “Economia del dono” (in inglese gift economy), indica un sistema economico fondato sul valore d’uso degli oggetti e dei beni e imperniato attorno al reciproco scambio (una economia dunque non-monetaria). Per valore d’uso, classicamente si intende la capacità di un bene o di un servizio di soddisfare un dato fabbisogno, o tout court il suo valore di utilità. L’economia del dono si contrappone all’economia tradizionalmente intesa, definita “economia di mercato” o “economia mercantile”, che si basa, invece, sul valore di scambio (o valore commerciale). Si potrebbe anche parlare di “economie del dono”, al plurale, visto che non ne esiste un modello prestabilito (Fonte Wikipedia). Il dono tipicamente natalizio, prima di avere un valore prettamente economico, vuole essere inteso come un vero e proprio rituale, vale a dire “Io ho la volontà di donarti qualcosa perché ci tengo” (interazionismo simbolico) attraverso la cosiddetta  tripartizione del donare-ricevere-contraccambiare. Non è un caso che si aspettano proprio le feste natalizie per scambiarsi oggetti anche di poco valore, l’importante, come si suol dire e pensare, è il gesto che conta. E’ un modello culturale impregnato e tramandato dal valore cristiano che le feste assumono, attraverso rituali e gesti ben definiti. La situazione ardua del Covid 19 ha creato molti meccanismi a livello di consumi ed acquisti per cui oggi come non mai i negozi locali sono di gran lunga sottovalutati e sormontati dai siti di E-commerce, colossi dello shopping online quali Amazon, Ebay, e molti altri per cui i regali si acquistano tramite internet ove si possono trovare sconti ed articoli che spesso nei negozio sono introvabili. La piccola borghesia si trova a combattere un disagio economico irreversibile, molte sono le imprese commerciali liquidate le quali hanno dovuto chiudere le serrande, soprattutto nei piccoli comuni dove il Made in Italy ha riscontrato parecchie difficoltà, i dati statistici a tal riguardo, dall’ultimo rapporto di Confindustria, sono allarmanti se non desolanti. Le conseguenze della pandemia sono state gravi soprattutto per l’industria, che ha risentito della cancellazione di ordini dal mercato interno ed estero, e per alcune attività terziarie (turismo, trasporti, attività ricettive e di ristorazione). La fine del lockdown, a inizio maggio, ha determinato un’importante risalita della domanda, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, e ha rilanciato l’attività nell’industria con incrementi rilevanti nel terzo trimestre, che tuttavia non hanno colmato la perdita dei primi due trimestri, ora la situazione ritrova nuovamente un calo della domanda svalutando un netto calo del PIL (Fonte: UN CAMBIO DI PARADIGMA PER L’ECONOMIA ITALIANA: GLI SCENARI DI POLITICA ECONOMICA, Confindustria). Un aggiuntivo aspetto di analisi di questa riflessione mi porta al concetto della sacralità delle feste, un misto tra sacro e profano; la pandemia ha messo alla prova già una fede dei cittadini precaria ed anche i rituali religiosi e gli alloggi sacri si vedono alla prese di giorni difficili da trascorrere. Il senso della sacralità del Natale non si è mai eclissato, si tratta dunque di una sacralità che non si esaurisce in ambito ecclesiastico benché il religioso ha la funzione di essere il braccio amministrativo del sacro e non va ad essere confuso con l’accezione di sacro. Il natale è un terreno della “metafisica dogmatica”, una cultura dal sapore ateo e resta nella mente delle persone l’idea della sacralità del Natale come momento metaumano (Fonte:Oikos.org, “La sacralità del Natale: l’analisi sociologica”, S.Muccio.). Secondo il sociologo Weber il Natale impedisce la cristallizzazione e la secolarizzazione in quanto viene fatto per tradizione per cui è un’agire relazione rispetto alla tradizione e si forma di una forte componente umana e di un forte significato elementi che però mancano nella secolarizzazione dove tutto viene fatto secondo la razionalità delle cose e non del significato (Fonte: Il natale della sociologia). Un ulteriore ed ultimo aspetto della mia analisi si incentra sulle interdipendenze comunicative e relazionali  impossibilitate di essere espletate in un momento così cupo di un’epoca storica che si appresta a mutare anzi a mutarci; le relazioni umane e la comunicazione sono stati messi a dura prova, le feste che tradizionalmente raffiguravano un momento di convivialità da trascorrere insieme ai propri affetti vicini e lontani, ora rappresentano sfumature melanconiche e di isolamento forzato, piazze gremite, cene e pranzi sembrano essere ricordi di un passato che realmente non tornerà. La pandemia ci ha spaventati, indeboliti e trasformati. Le relazioni sono passate nel cyber spazio digitale, le vecchie modalità di aggregazione si sono arrestate, la pandemia ha intaccato la parte più fragile del nostro essere, ci ha colti impreparati, come uno tsunami che non si arresta a frenare .Si è creata una faglia e si sta allargando, generando una frattura nelle abitudini e nello stile di vita si è creato un vuoto incolmabile causando stati di malessere generalizzato ansia stress, traumi socio- psicologici, una vera e propria rottura con le vecchie e sane forse abitudini. In conclusione, la storia ci ha insegnato che ogni epoca è fatta di stravolgimenti i quali non sempre si sono rivelati negativi, anzi, penso, e spero vivamente che da ogni crisi possa nascere la novità, che le fratture servano a creare il nuovo, un nuovo costruttivo e non auto distruttivo, per i nostri ragazzi, gli uomini della società del domani alle porte.

Historia magistra vitae” – Cicerone

 

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa

 

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