Sab. Ago 20th, 2022

L’ultimo servizio condotto dalla trasmissione televisiva “Striscia la notizia” la quale ha visto come protagonista il paese di San Luca (sito nella Locride, provincia di Reggio Calabria) ha senza dubbio indignato e messo a repentaglio gli animi dei cittadini della Locride, già acuiti da una situazione territoriale complessa ed involuta, complice un’entità statuale assente e disinteressata alle esigenze in loco. Ebbene, il servizio è stato svolto a San Luca, un paese della Locride caratterizzato da mille contraddizioni, causa principale, abbandono dello Stato, uno Stato che aveva lo scopo principale di salvaguardare l’incolumità dei cittadini, è stato vano in tal senso il suo intervento. Il giudizio mediatico ha incrementato ulteriormente tale situazione, si è parlato appunto di strumentalizzazione dell’opinione di alcuni infanti del posto i quali chiacchierando in modo scherzoso e colti probabilmente dall’entusiasmo di farsi vedere su uno schermo televisivo ritenevano di costruire oggetti fuori dalla portata di bambini che non sto qui a ribadire. Ebbene, secondo la mia osservazione posta ovviamente da un punto di vista critico ed oggettivo,  l’intento principale del servizio è stato quello di mettere in luce i lati negativi di questa “comunità” come il voler mostrare continuamente immagini di rifiuti esposti sulla strada, o ancora segnali stradali rovinati dai bossoli colpiti, il messaggio trasmesso nel sentire comune ha voluto significare una cosa sola: ‘Ndrangheta regna. Per poter concepire meglio un paese così complesso ed intrinseco bisogna partire da due presupposti di fondo: il primo è che il Mezzogiorno d’Italia in generale è da sempre concepito, dai tempi prima dell’unificazione d’Italia, come un regno di corrotti e di persone che non hanno alcuna voglia di lavorare, con poca cultura e propensi alla poca scolarizzazione. In secundis la cultura radicata nei paesi del Mezzogiorno, in tal caso mi soffermerei in particolare sulla Locride e su San Luca, è una cultura dalle sfumature paesane, ricca di tradizioni popolari ove il senso della famiglia prevarica su tutti; il senso di comunità è molto forte in questo paese, “l’abitare come relazione sociale appunto, con ciò sottolineo la riproposizione del termine “comunità locale” la quale, sociologicamente parlando, si associ sempre più frequentemente ai confini fisici dello spazio, spesso descritti con i quartieri, poiché questi sono rappresentabili, definibili, misurabili, visibili, nonostante la sociologia urbana abbia da tempo sottolineato l’incongruenza delle due accezioni di spazio (Wellman, Leighton 1979). Nella prospettiva sociologica appunto l’abitare è una relazione complessa che l’uomo instaura con un spazio fisico “servendosi” di un sistema di riferimenti culturali e opportunità sociali che contribuisce a generare. Siccome l’abitare ha principalmente una valenza socio-culturale, cogliere la modalità con cui l’uomo ri-significa questa relazione, ci permette di capire meglio le dinamiche sociali più ampie”. In tale prospettiva sono anche ben radicati i ruoli di uomo e donna tradizionali nel mezzogiorno e ancora oggi usuali nonostante il decorso del tempo e l’innovazione tecnologica, l’uomo porta a casa il pane, la donna ha il compito di provvedere al mantenimento e alla cura della prole, la cultura del figlio maschio inoltre vista come prosecutore della generazione. Tuttavia il servizio mandato in onda ha voluto confermare ancora una volta nel sentire comune, ha fatto vedere in noi (plurale maiestatis) come un popolo di cialtroni e di nulla facenti mettendo in luce le criticità di un paese in cui è sprovvisto dei servizi essenziali, un servizio sanitario nazionale assente, una politica locale disinteressata e decentrata, una politica nazionale avversa a questa situazione. La situazione è resa ancora più complessa dai dati di giovani che emigrano verso l’esterno in cerca di opportunità lavorative migliore, ciò in contraddizione ovviamente con la visione mediatica che si vuole diffondere. In conclusione ritengo opportuno sottolineare che ogni paese abbi una propria cultura di riferimento, abbia difetti e pregi, giudizi di valore, peculiarità e caratteristiche positive, ricordando che in questa terra è nato un Grande persecutore della cultura italiana, Corrado Alvaro, che con le sue grandi opere e gesta studiate oggi giorno sui banchi di scuola, ha offerto moniti e visioni scardinando i pregiudizi di molti, concludo con una sua frase :«Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante.» Da Gente in Aspromonte, 1930, grazie Corrado.

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa

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