Dom. Gen 24th, 2021

Chi sta pagando il debito sanitario sono i calabresi. Donne e uomini che, come sottolineato dai giudici della Corte dei Conti, da dieci anni non solo sono costretti a fare ricorso a cure extra regionali per uscire fuori dall’incubo della malattia, ma sono anche chiamati a colmare quella che i giudici contabili definiscono una “voragine finanziaria”.
Se a ciò aggiungiamo il poderoso ritardo nella spesa dei fondi comunitari, con la Calabria che – stando alla relazione della Corte dei Conti – si piazza all’ultimo posto nel livello di attuazione del Por rispetto a quanto fanno altre Regioni meno sviluppate d’Italia, il quadro che emerge è a tinte fosche.
Tutto questo è una vergogna. Alla luce dell’ennesimo richiamo della Corte dei Conti, e prima di lanciare la regione nella imminente campagna elettorale per le regionali, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano politica nazionale e calabrese in relazione a quanto segue:
a) Verificare la coerenza tra il bilancio preventivo economico annuale, redatto dai singoli enti del servizio sanitario, e la programmazione sanitaria ed economico-finanziaria della Regione e quindi il bilancio di previsione della Regione stessa;
b) Approvare il bilancio preventivo economico annuale consolidato del servizio sanitario regionale, come previsto dall’art. 32, comma 5, del D. Lgs. 118/2011, assicurandone la coerenza con il bilancio preventivo della Regione.
La zona rossa per la nostra Regione non è legata alla sola pandemia.
Prima che questa Legislatura si concluda definitivamente, sarebbe doverosa da parte della politica calabrese, una seduta ad hoc del Consiglio regionale.
Santo Biondo
Segretario generale Uil Calabria

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