Gio. Gen 28th, 2021

Descritto un vertice di autorità civili e religiose dell’epoca per l’autorizzazione dell’opera

Ritrovato nell’archivio di stato di Reggio Calabria, nella sezione di Locri, un importante documento, risalente al 1750 che riguarda l’indoratura del busto-reliquario di San Giovanni Therestìs. La scoperta, casuale, è stata resa nota dallo studioso di storia locale stilese Elia Fiorenza. e sarebbe basilare per approfondire la figura del santo Mietitore. Santo che all’epoca era protettore di Stilo, mentre oggi a custodirne la venerazione sono le due comunità di monaci che vivono a Stilo e Bivongi, sedi degli unici due monasteri ortodossi d’Italia.

Fiorenza fa un’ampia descrizione del documento, iniziando dall’intestazione in cui si legge: «Attestatio pro extratione Reliquiam de Statua S. Joannis Theriste ordinis S. Basily Magni pro nova indoratione facienda Statua. In nomine Domini amen. Anno a circumcisione ispum Millesimo Septengesimo quinquagesimo…». «Nel documento – afferma Fiorenza – parte in latino e parte in italiano, è trascritto che nella città di Stilo, nella chiesa di San Giovanni Therestìs si sono ritrovati i rappresentanti clericali “il Provinciale”, don Fortunato Pileggi, il superiore Alessandro Damiani il reverendo Pietro Oliveti Priore e numerosi altri rappresentanti tra cui le autorità civili di Stilo. Tutte queste personalità civili e religiose trattavano della necessità di indorare la statua in mezzo busto del Santo Theristìs, protettore della città di Stilo custodita nel monastero. Progetto di indoratura che necessitava di tutti gli accorgimenti seguiti da quanto prescritto dal protocollo della Chiesa in occasioni di ricognizioni di reliquie di Santi, tanto che «il padre provinciale, – si legge nel documento – pontificalmente vestito, e decentemente assistito dai suddetti RR. PP. di detto Real Monastero, fece estrarre la Statua dall’altare dov’è conservata di solito e portata onorificamente in un luogo apparato dentro la stessa Chiesa e dato l’incenso e cantato l’inno “Confiteor”». È stato poi chiesto al regio giudice, al notaio, al sindaco e agli altri testimoni di verificare che i sigilli posti sul busto del santo fossero integri e non “franti”. La verifica constatò che tutto era nella normalità e i sigilli impressi con cera di Spagna non erano stati violati. «Dopodiché, dal suddetto r.mo p. visitatore provinciale si aprirono pubblicamente e da detta statua estratto il Sacro Cranio del suddetto glorioso S. Giovanni, ravvolto in un fazzoletto di seta, con quantità di bambace coll’iscrizione sopra detto di Cranio venerabile Capus S. Joannis Theriste Ordinis S. Basily magni». Dopo aver pregato – conclude Fiorenza – si ripose detto “Sacro Cranio” in una piccola custodia e chiusa a chiave e con il sigillo di cera di Spagna da Alessandro Damiani, padre superiore del Monastero. «Custodietta cosi serrata e sigillata si ripose nel deposito esistente nell’altare del predetto glorioso Santo, dove nuovamente adorato da noi tutti si serrò colle solite chiavi». Quindi, a conclusione del lavoro la redazione degli atti attestanti la prospezione e firma di tutti i presenti.

UGO FRANCO

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