Lun. Apr 19th, 2021

La crisi pandemica ci ha tolto tanto, molto: l’affetto dei nostri cari, la socialità, la sicurezza. Ci sta ora togliendo forse la cosa più cara ed importante: il futuro dei nostri figli. Futuro che è indissolubilmente legato a quello della scuola perché tra qualche anno rischieremo di rimpiangere il vuoto culturale che si è creato anche rispetto al resto d’Europa, territorio nel quale i nostri figli si troveranno a vivere ed a competere.

 

È chiaro però che bisogna contemperare le giuste esigenze di istruzione con quelle della sicurezza. Nessuno immagina di voler mandare i propri figli in luoghi ritenuti non sicuri e, davanti ad un’emozione di “pancia”, a poco servono i freddi numeri che pur ci dicono che le scuole non sono fonti e veicolo di contagio né focolai. 

 

La soluzione non può essere un triste balletto di estemporanei decreti ad hoc o di sentenze del TAR in merito alle aperture o meno delle scuole poiché non fanno altro che aumentare il clima di incertezza e preoccupazione.

 

Trovo però assurdo che in uno Stato civile, nel 2021, dopo un anno ormai dall’inizio della pandemia, con le prime vaccinazioni in atto, la Serie A di calcio giochi e le scuole debbano restare chiuse. Rischia di passare come un messaggio pessimo.

 

Allora propongo una cosa: uniformiamo le scuole al calcio. Coloro che gravitano intorno al campionato di calcio sono sottoposti settimanalmente al tampone. In attesa della vaccinazione, facciamo lo stesso per le scuole: un tampone settimanale per insegnanti, personale amministrativo, personale ATA e per i nostri figli.

 

Andiamo a scuola in sicurezza.

 

 

On. Sebastiano Barbanti 

 

 

 

 

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