Mer. Gen 27th, 2021

Riportiamo, qui di seguito, un comunicato dell’IDI, sul recente attacco alla Democrazia, avvenuto a Washington:

Gli Stati Uniti come Bananas? In effetti le immagini di Capitol Hill assediata dai variopinti supporters trumpiani ricordano, compresa la telecronaca, le sequenze iniziali del geniale film di Woody Allen prima maniera, con l’assalto al palazzo presidenziale della fantomatica repubblica e “la tradizionale bomba all’ambasciata americana”. Naturalmente non è così. La più grande democrazia del mondo ha in sé gli anticorpi per reagire e ristabilire la “normalità”, la “decency” invocata ieri dal presidente eletto Joe Biden.

Ciò non toglie nulla alla gravità dell’accaduto, non solo perché ci sono stati 4 morti, 13 feriti e 52 arresti, o perché è stato violato il santuario della rappresentanza popolare, ma perché l’”insurrezione”, prima innescata e poi fermata da Trump, è la plastica dimostrazione che negli Stati Uniti convivono ormai due narrative opposte della realtà. Si era già capito che i 74 milioni di voti e oltre ottenuti il 3 novembre garantivano al presidente uscente una grande agibilità, consentendogli di occupare una posizione molto rilevante nel panorama politico. Ora abbiamo un’idea di come questo potere, al limite, potrebbe essere usato. Almeno una parte di quei 74 milioni di elettori crede davvero che Trump abbia vinto e potrebbe seguirlo se decidesse di fondare un nuovo partito tutto suo, magari con una televisione tutta sua.

Il primo a pagare le spese sarà il Partito repubblicano, che ha mal tollerato il tycoon fin dall’inizio come candidato e poi come presidente e mai come ora – dopo gli interventi “istituzionali” del vicepresidente Pence e del leader della maggioranza uscente al Senato, McConnell – appare dilaniato dalle provocazioni trumpiane e prossimo al collasso. In realtà, la crisi investe tutto il sistema politico americano, che con il suo bipartitismo fatica a rispecchiare una società sempre più composita e articolata, dal punto di vista sociale ed etnico, sottoposta dalla globalizzazione ad una pressione senza precedenti che ha lasciato sul terreno milioni di “perdenti” infuriati con l’establishment.

Nel contesto descritto prende il via la presidenza Biden. Il presidente eletto ha ottenuto 7 milioni di voti popolari più di Trump e le elezioni in Georgia gli consegnano anche i numeri per governare il Congresso. Ma la vera sfida sarà un’altra: contrastare e fermare le spinte disgregatrici, proporre una narrazione condivisibile ad un paese frastornato da fake news e proclami estemporanei, restituire l’unità alla prima superpotenza del mondo. Nel sigillo degli Stati Uniti è scritto “E pluribus unum”, bisogna riscriverlo nelle menti e nei cuori.

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