Dom. Apr 18th, 2021

E De Magistris ora lo vuole schierare come ‘icona anti boss’ alle prossime elezioni

di Mario Modica (https://www.spotandweb.it/news/832915/il-sindaco-anti-mafia-di-polistena-aveva-un-vice-che-pagava-lici-ai-boss.html#gref)

 

Una inchiesta quella della Dda di Reggio Calabria che non fa sconti a nessuno e mette a nudo le ipocrisie e la doppia morale di un certa antimafia ‘comunista’ che a parole contrasta i Clan, ma poi sembra conviverci in tutta serenità. La notizia è dirompente: quello che per anni è stato il vice di Michele Tripodi (nel frattempo diventato sindaco del comune della Piana, ahinoi), alfiere dell’antimafia dei convegni e della manifestazioni di piazza (quella che piace al Pd e in generale alla sinistra), brillava nel firmamento dei radical chic per gli eventi culturali cui partecipavano copiosamente giornalisti, magistrati e imprenditori perseguitati dai clan. Proprio il suo uomo di fiducia, si è scoperto, pagava le tasse per comunali al posto dei clan. Tutto questo è avvenuto nella terra in cui si mettevano in scena orgiastici dibattiti e convegni in cui il sacro furore antindrangheta veniva snocciolato da tutti partecipanti con convinzione e pugno alzato. Peccato però che l’alfiere del cattocomunismo anti mafioso in salsa calabrese non si guardasse in casa. O forse qualcuno ha chiuso gli occhi, ce lo diranno le indagini. Risulta dagli atti dell’inchiesta FAUST che il suo vice per molti anni abbia pagato l’Ici (sic! I mafiosi pagano l’Ici, questa sì che è una notizia!) al boss del posto, in cambio di favori e, si presume, quieto vivere. Una perfetta nemesi di quella che è l’antimafia calabrese del doppio standard e che è una Weltanschauung molto diffusa in quelle terre. Pugno alzato contro i boss a favor di telecamera e favori ai clan sottotraccia in modo da garantire ‘pax mafiose’ e magari pure un consenso elettorale bulgaro e i mini patti occulti. Una eccezione? Non proprio. Uno dei principali fornitori del comune di Reggio è stato definito in un’altra inchiesta ‘cosa del boss Carmine de Stefano’. Uno che pagava mazzette, secondo le indagini della Polizia messe nero su bianco in ‘Malefix’, ai principali Clan con perfetta logica spartitoria. E mentre la Prefettura locale si è dimostrata inflessibile con altre realtà con altri imprenditori del posto, il ‘miracolato’ imprenditore in questione può perfettamente contare sulla tolleranza di uno Stato i cui criteri di definizione di ciò che è mafia e ciò che non lo è non sono sempre chiarissimi. Fornitore accreditato dello Stato e della Anti-Stato. Ma tornando al sindaco di Polistena, sembra che verrà schierato da Carlo Tansi e Luigi de Magistris come candidato al consiglio regionale della Calabria. Una perfetta sintesi delle contraddizioni di una terra in cui ‘nulla è come sembra’. E infatti….

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