Sab. Feb 27th, 2021
 L’importanza dell’eventuale potenziamento del sistema depurativo in un impianto come quello di contrada Pellegrina di Siderno – che serve anche i comuni di Locri, Gerace, Antonimina, Agnana e Grotteria – è determinato pure dal fatto che al suo interno si producono fanghi di supero, rifiuti in cui si concentrano tutte le sostanze inquinanti, agenti patogeni ed altre sostanze non degradate durante il trattamento. In passato lo smaltimento di questo materiale ha sempre comportato particolari problemi, che la società Novito Acque addebita sia alla scarsa capacità dei pochi impianti di trattamento/smaltimento esistenti, sia per il costo elevato.
Al momento in cui la società è subentrata ai Comuni, nel 2016, dopo che nel 2010 è stato disconosciuto un rapporto di concessione con Locride Ambiente per la conduzione dell’impianto, infatti, le vasche contenevano circa 7.000 tonnellate di fanghi di supero non smaltiti e accumulatisi dal 2010 al 2016. Proprio la natura umida dei fanghi di depurazione, la difficoltà a compattarsi in modo ottimale, il contenuto di potenziali agenti patogeni, e l’odore fortemente sgradevole, impongono, secondo gli esperti di settore, interventi per aumentare la stabilità biologica e rendere le sostanze da trattare sicure e facilmente maneggiabili, anche al fine di minimizzare i costi di trasporto.
C’è anche da aggiungere che a seconda della loro composizione, i fanghi trattati correttamente possono essere utilizzati come combustibile per la generazione di energia, fertilizzanti ad uso agricolo o ammendanti per il recupero del terreno. L’uso più ampio dei tradizionali processi di trattamento dei fanghi come ad esempio l’essiccamento termico o compostaggio, viene ostacolato da elevati costi d’investimento, consumo energetico, emissioni di Co2. In questo contesto, l’essiccamento ad energia solare si è affermato come una valida alternativa.
Il depuratore sidernese può disporre di una serra per la disidratazione spinta dei fanghi di supero che , secondo quanto ci viene riferito, è il primo e ancora oggi unico impianto del genere sull’intero territorio nazionale. La serra utilizza, appunto, le radiazioni solari e il potenziale di essiccamento dell’aria come fonte di energia termica per l’essiccamento, senza consumo di combustibili fossili. I costi totali di essiccamento per tonnellata di acqua evaporata, compresi costi di capitale, di energia e di esercizio si riducono di oltre i due terzi rispetto a quelli di un impianto di essiccamento termico.
Anche la manutenzione è minima, in quanto l’unica strumentazione a contatto con il fango è il “maiale elettrico” – piccola macchina autonoma per la miscelazione, l’aerazione e la distribuzione di fanghi – mentre altri componenti dell’impianto, come ad esempio i ventilatori, i finestroni di aerazione o i sensori e i comandi Plc sono stati progettati per durare a lungo e per funzionare in modo semplice e con minima manutenzione. Le Camere di essiccamento sono costruite in calcestruzzo e policarbonato: per questa parte dell’impianto, quindi, la manutenzione richiesta è quasi nulla.
nella foto Il “maiale elettrico” per la miscelazione dei fanghi
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