Gio. Gen 21st, 2021

La processione si era fermataper rendere omaggio al bossMazzagatti, ai domiciliari

 

Torna di nuovo in auge la vicenda del contestato “inchino” durante la processione della Madonna delle Grazie, avvenuto il 2 luglio del 2014 davanti all’abitazione del presunto boss Giuseppe Mazzagatti, all’epoca dei fatti ai domiciliari per motivi di salute e di età dopo una condanna all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa.

A risollevare la questione, il noto inviato del programma televisivo “Striscia la notizia” Vittorio Brumotti, che in questi giorni si aggirava per le vie della cittadina preaspromontana in sella alla sua bicicletta, facendo domande proprio sulla ormai “famosa” processione. All’epoca, quei 30 secondi di sosta davanti a quella precisa abitazione scatenarono le reazioni non solo del mondo politico e religioso, ma soprattutto della Dda di Reggio Calabria, che avviò un’indagine sulla singolare manifestazione della frazione Tresilico, facendo confluire nel fascicolo appositamente aperto i nomi dei 25 volontari che quel giorno portavano in spalla la statua della Madonna. Fondamentale per l’identificazione fu un video registrato durante la processione.

La segnalazione alla Dda giunse da parte dell’allora comandante della locale Stazione dei carabinieri Andrea Marino che, accortosi di quanto stava accadendo lasciò la processione insieme ai suoi uomini, in segno di dissenso. L’indagine puntava ad accertare l’eventuale rapporto tra i portatori della statua ed il presunto boss.

Brumotti, nel servizio ancora non andato in onda, ha riacceso i fari sulla vicenda e – secondo quanto trapelato – anche sulla faida tra le cosche di ‘ndrangheta di Oppido Mamertina che imperversò negli anni ’90. L’episodio più tristemente noto è sicuramente quello che risale all’8 maggio del 1998 quando rimasero uccisi Mariangela Ansalone, 9 anni, e suo nonno Giuseppe Bicchieri, 54 anni.

Le due vittime innocenti passavano casualmente in automobile davanti ad un negozio dove si era appena consumato un duplice omicidio, legato appunto alla faida di quegli anni che già contava 50 morti. Giuseppe Bicchieri, insieme alla moglie Annunziata, stava riaccompagnando a casa la figlia Franca e i nipoti Mariangela e Giuseppe (8 anni) quando i killer, uscendo dal negozio, videro l’auto simile a quella di un familiare dei due appena uccisi e cominciarono a sparare all’impazzata.

Nonno e nipote rimasero uccisi sul colpo, mentre gli altri componenti della famiglia furono ridotti in fin di vita.

t.c.

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