Sab. Feb 27th, 2021

Una pessima e martellante propaganda trentennale ci ha indotto a credere che le gestioni private, anche di servizi essenziali, fossero meglio di quelle gestite dal pubblico perché lì si annidano corruzione, clientele e favoritismi, invece dell’efficienza e trasparenza insite nelle gestioni private. Sulla base di questa panzana, ad esempio, la sanità pubblica si è sempre più indebolita a favore di quella privata; in alcune regioni questo processo ha portato pressocchè alla distruzione, o quasi, della sanità pubblica. In Lombardia, ad esempio, si è teorizzata perfino la cancellazione del ruolo dei medici di base “in quanto inutili e residui del passato” (Giorgetti, numero 2 della Lega Nord) e la ricaduta pratica si è avuta con la gestione dell’emergenza COVID che, non casualmente, ha mietuto troppe vittime ed ha creato troppe situazioni di disagio acutissimo, ben oltre quello che è successo in altre parti d’Italia.

            Ora, chi non è totalmente cieco ed obnubilato da queste teorie finto liberiste dovrà ammettere che è ora di cambiare registro. Nel pubblico ci sono problemi, anche cospicui, ma c’è anche una consistente capacità di reagire e di gestire. Per restare all’emergenza COVID le sanità pubbliche della Campania, del Lazio, perfino della stessa, disastrata Calabria, hanno gestito il problema come nessuna struttura privata, nemmeno la sanità “gioiello” lombarda (chissà perché?), è riuscita a fare.

            Ma non possiamo attendere che tutto venga deciso a livello governativo o parlamentare. Ci sono le condizioni, anche di legge, per operare nei territori e invertire una rotta che non si è certo dimostrata oculata e soddisfacente. Il SUL Calabria propone che si cominci qui a Reggio a sperimentare ed attuare il ritorno alla mano pubblica nella gestione dei servizi essenziali. Avremmo avuto voglia di fare un convegno e di chiamare alla discussione pezzi delle istituzioni locali, economisti, sociologi, esperti di questioni del lavoro per avanzare una proposta precisa: internalizzare i servizi essenziali utilizzando strumenti pubblici quali le società in house, purchè di intera proprietà pubblica, o le aziende speciali. Non potendolo fare lanciamo questa discussione con i mezzi d’informazione, nella speranza che chi è d’accordo, anche dentro le istituzioni, si pronunci e dica il suo pensiero. E, magari, offra il suo impegno operativo. È tutto fattibile perché proponiamo che i servizi transitino al pubblico a costo zero, ossia con lo stesso costo che si sta sostenendo in questo momento e che risulta dai bilanci di istituzioni e strutture pubbliche.

            Acqua, rifiuti, servizi alla persona ed alla collettività possono e devono, a nostro parere, essere gestiti da strutture pubbliche a parità di spesa, ossia impegnando le stesse cifre previste oggi nei bilanci dei Comuni (primo fra tutti quello di Reggio Calabria), della Città Metropolitana e le cifre destinate a scopi specifici e ricevute da Regione, Governo e Ministeri, oltre che da organismi europei e sovranazionali.

            Parliamo di acqua, depurazione, rifiuti, manutenzioni, solo per citare il ciclo industriale, ma anche dei servizi di mensa scolastica, di assistenza scolastica alla comunicazione ed all’autonomia, al servizio di assistenza domiciliare ad anziani e invalidi, al trasporto per i disabili. La lista potrebbe proseguire ed ognuno potrebbe aggiungere altri servizi, ma la fermiamo qui.

            Quanto spendiamo per il servizio di rifiuti? Le stesse somme possono essere destinate a Castore (nel caso della città di Reggio) per svolgere il servizio. Quanto ci costa la pessima depurazione e quanti affari si fanno in questo servizio per avere un mare fortemente inquinato e non sempre sufficientemente ripulito da correnti e venti? Perché il depuratore di Gioia Tauro non è gestito dallo strumento pubblico (ASI prima, CORAP ora)? Quanto si spende per il servizio di assistenza scolastica per gli studenti disabili, per insegnare loro l’autonomia dei gesti quotidiani e la comunicazione con forme alternative alla parola? Solo il Comune di Reggio Calabria e la Città Metropolitana spendono 2.700.000 per il servizio e non abbiamo il dato esaustivo degli interventi degli altri comuni che fa crescere ulteriormente la spesa pubblica per questo servizio. Queste cifre possono transitare ad una struttura pubblica che gestisca il servizio invece di cooperative e scuole che non sempre operano al meglio. E così per la marea di servizi ed appalti assegnati a privati e cooperative nei quali il pubblico paga ed i dipendenti sono spesso sottopagati o pagati a distanza di mesi dalle mensilità maturate ed i contratti sono carta straccia.

            L’obiezione che qualcuno vorrà avanzare la conosciamo e la condividiamo: “non tutte le aziende e cooperative operano in disprezzo dei contratti e ci sono aziende e cooperative che si assumono pienamente il rischio d’impresa pagando i dipendenti al di là della puntualità nell’erogazione di quanto loro dovuto per gara d’appalto”. Tutto vero, potremmo fare una lista di situazioni che hanno dignità e valore, potremmo citare aziende e cooperative che lavorano con coscienza e rispettando dipendenti ed utenti. Ma non tocca a noi fare una tale cernita e, comunque, il tema che poniamo è generale e riguarda la ridefinizione dei servizi essenziali e la loro gestione.

            Bisognerà affrontare il tema in tempi rapidi, prima che ci scoppi fra le mani, prima che le emergenze, che si chiamino COVID o rifiuti o chissà cos’altro, diventino la prassi ordinaria, prima di dar ragione ad Augias e riconoscere che viviamo una terra meravigliosa e maledetta, e non dal destino cinico e baro ma dal combinato-disposto delle irresponsabilità di istituzioni, aziende e cittadini elettori.

 

ALDO LIBRI

SEGRETARIO GENERALE SUL CALABRIA

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