Sab. Ott 16th, 2021

La mediatrice: «Spesso “anticipavamo” i soldi»

Nella gestione dei progetti di integrazione degli immigrati a Riace «più che al fattore economico si guardava al fattore umano». È quanto, in sintesi, ha affermato Annamaria Tornese, che lavorò in alcune associazioni operanti a Riace e che ieri ha testimoniato al processo “Xenia”, dove 26 imputati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed altro. La teste, rispondendo alle domande dell’avv. Maria Candida ha ripercorso gli anni nei quali ha lavorato come mediatrice culturale e con altre importanti funzioni nelle associazioni “Los Migrantes”, “Welcome” e, attraverso quest’ultima, come consulente per “Città Futura”.

Tornese ha riferito che nel corso degli anni è capitato in più occasioni che in caso di ritardo nell’erogazione dei fondi pubblici previsti per i vari progetti di integrazione degli immigrati presenti nei progetti Cas e Sprar, le associazioni provvedevano ad anticipare dai propri conti privati il denaro da dare ai migranti all’inizio di ogni mese: «Io stessa ho anticipato delle spese per neonati – ha detto – come nel caso di un passeggino, soldi che sono stati poi rimborsati».

La testimone, inoltre, ha messo in evidenza alcune criticità, in gran parte dovute alle lungaggini burocratiche statali, che hanno causato anche l’intervento delle forze dell’ordine per calmare gli animi degli immigrati che si trovavano senza denaro o con il rischio di dover uscire dal progetto perché erano in numero superiore a quello previsto dalla convenzione.

In sede di controesame la Procura ha evidenziato che nello spirito originario, i progetti dovevano concludersi con un’integrazione reale e non con la sola distribuzione di denaro pubblico. Per quanto riguarda la presenza di immigrati oltre al termine previsto dai vari progetti, la Procura ha richiamato l’attenzione sui dati telematici da corrispondere agli organi statali, nonché ai rispettivi finanziamenti che erano stabiliti per singolo progetto in maniera differente uno dall’altro. Come nel caso del Cas, per il quale era necessario la preventiva presentazione della rendicontazione delle spese, mentre per lo Sprar era previsto un anticipo del 70% nel mese di agosto e il saldo nel mese di dicembre.

Tra gli altri testimoni ascoltati ci sono stati anche tre funzionari della Prefettura di Reggio che hanno relazionato sul “modello Riace”, riferendo le molte positività riscontrate nel corso della visita effettuata agli inizi del 2017. Si tratta di una relazione che Mimmo Lucano aveva richiesto in più occasioni, al fine di poter rappresentare ai detrattori del suo modello di integrazione diffusa, ma che gli è stata negata fino a quando l’ex sindaco non si è visto costretto ad adire alle vie legali per ottenerne copia.

Il presidente Accurso ha rinviato il processo al 15 marzo per l’audizione di altri testimoni a discarico, compresi i 14 presenti nella lista depositata dalla difesa di Lucano.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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