Mar. Apr 20th, 2021

La Consulta Giovanile Comunale di Siderno, in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e Cyberbullismo, intende porre attenzione su due fenomeni che, nelle loro accezioni di intolleranza, discriminazione e odio, violenza fisica e psicologica, purtroppo risultano essere molto diffusi e capaci di causare danni enormi alla vita dei più giovani.

Tale diffusione sembrerebbe, tuttavia, non bastare a ridurre i numeri di una piaga che continua a dilagare tra i giovani a ritmo sostenuto. Al contrario, l’espansione della comunicazione elettronica e online, e la sua diffusione tra i preadolescenti e gli adolescenti, hanno reso il problema molto più cinico e spietato.

Il bullismo digitale è una forma subdola di persecuzione a causa della quale i social network, i forum, le piattaforme di interazione o di messaggistica diventano luoghi non sicuri e pieni di insidie, in cui ognuno di noi rischia di incappare nelle maglie di questi spietati e annoiati criminali digitali. Un fenomeno trasversale, in aumento esponenziale negli ultimi anni, in cui la vittima rischia di essere ancora più esposta alla vergogna e chi bullizza sempre più difficile da combattere, per via delle caratteristiche intrinseche della rete.

 

I numeri fanno paura. Solo nel periodo del lockdown si sono verificati 121 casi di cyberbullismo con vittime tra i ragazzi e 89 con vittime tra i docenti, 9 casi di “sexting” e 4 di “revenge porn”; 23 i gruppi Telegram in cui vengono diffuse indebitamente immagini di minori con anche un episodio di adescamento.

In effetti, è facile considerare come tutte le criticità del vivere online e delle identità virtuali esplodano in un periodo in cui noia, perdita di scopo e una reclusione forzata acuiscono delle problematicità che già durante l’adolescenza e la preadolescenza sono particolarmente presenti.

 

Ecco perché occorre trovare presto un modo per arginare questa piaga sociale. Passi avanti ne sono stati fatti ma evidentemente non sono bastati. A quattro anni di distanza dall’entrata in vigore della legge n. 71 del 2017, i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, infatti, sono tutt’altro che risolti, rappresentando una delle priorità per le politiche educative e richiedendo un dialogo sempre più stringente tra le diverse istituzioni.

 

Le famiglie, in primis, prime comunità educanti, dovrebbero porre ai loro figli dei limiti nel tempo di utilizzo delle nuove tecnologie sociali per impedire che si verifichi una mancata maturazione delle competenze empatiche. L’attenzione verso il mondo interiore dell’altro è necessaria per attivare una sana e robusta socializzazione. La perdita di empatia delle relazioni online è infatti il primo problema su cui famiglie, istituzioni educative e media-company devono lavorare, insegnando a chiunque utilizzi un computer, uno smartphone e la connessione ad Internet, che le parole sono pietre una volta scagliate, e che un video o una foto condivisa in rete per scopi poco nobili non verrà mai cancellata, si replicherà all’infinito e non ci sarà possibilità di fermarla, e che, quindi, il dolore di chi subisce il bullismo digitale si riproporrà ogni volta in cui, in dieci secondi, quella foto o quel video verranno aperti e ricondivisi.

È importante che non solo i genitori, ma anche i docenti e la scuola in genere conoscano tutti i pericoli che si nascondono nel web, legati alle social mode come le challenge, che anziché generare appartenenza rischiano di accrescere il senso di solitudine. Di fronte alla crescita inarrestabile della tecnologia, aumentare una forma sana di relazionalità negli allievi rappresenta una funzione preventiva urgente e non rinviabile.

Gli interventi per essere efficaci richiedono uno spazio di supporto a chi subisce violenza, a chi la perpetra e anche a chi la osserva: la vittima, il bullo e gli spettatori sono inseriti nella medesima dimensione di violenza e sono allo stesso modo vittime di un fenomeno socio-culturale dagli effetti distruttivi.

L’obiettivo dei prossimi anni dovrà essere quello di implementare il ruolo della resilienza che si sviluppa grazie a alcune caratteristiche specifiche come un buon contesto familiare, una buona rete sociale, fattori individuali come un certo livello di autostima,  uno sviluppo morale accurato, la capacità autoregolativa delle emozioni, lo sviluppo dell’empatia e, non ultimo, i fattori cognitivi e lo sviluppo di schemi non disadattivi e funzionali, utilizzabili nei propri processi di valutazione di informazioni contestuali, relazionali e ambientali.

 

Sono questi alcuni dei concetti chiave con i quali familiarizzare per parlare di bullismo e cyberbullismo per affrontarli senza pregiudizi né luoghi comuni, ma con qualche riferimento scientifico, solido e attendibile. Sono questi, infine, alcuni dei fattori sui quali è importante iniziare a lavorare nei programmi di prevenzione e intervento, affinché il bullismo possa essere non solo qualcosa di cui parlare ma sia qualcosa su cui agire con determinazione e efficacia.

 

Consulta Giovanile Comunale di Siderno

 

 

 

 

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