Mer. Apr 21st, 2021

Non ha mai dimenticato le sue origini calabresi (il nonno paterno era di Albi, in provincia di Catanzaro), Chick Corea, al secolo Domenico Antonio Corea, leggenda planetaria del jazz ma non solo, compositore e musicista di fama internazionale, morto lo scorso 9 febbraio a causa di una rara forma di tumore che lo ha strappato in pochi mesi alla vita a 79 anni. Era stato proprio il nonno paterno, partito dalla Calabria come tanti prima e dopo di lui, per cercare fortuna negli Stati Uniti a cavallo tra l’Otto e il Novecento, a regalargli, dondolandolo da bambino sulle ginocchia, quel nomignolo “Chick” che lo ha reso celebre e inconfondibile nel mondo. Un talento naturale spiccatissimo (a quattro anni suonava già il pianoforte), Anthony, avviato alla musica dal padre Armando senior, trombettista e direttore d’orchestra, ha calcato per più di 50 anni le scene dei principali teatri del mondo collezionando, dal vinile al cd, un volume impressionante di dischi realizzati in un crescendo di successi. Tante le tappe in Italia per l’artista nato a Chelsea (Massachussets), con qualche puntata anche nella “ritrovata” Calabria. Quella più recente risale all’estate del 2012, in occasione del tour condiviso con Stefano Bollani: a Roccelletta di Borgia, davanti ai ruderi del Parco di Scolacium, fondale del Festival Armonie d’Arte, Chick Corea ha avuto modo di iniziare a ricomporre i tasselli del mosaico delle proprie radici identitarie.

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