Mer. Apr 14th, 2021

«Il denaro utilizzato per l’acquisto dell’immobile di via De Cristoforis a Milano era di provenienza lecita». È quanto ha affermato da Fabrizio Corona nel corso dell’esame testimoniale reso ieri, in video conferenza in qualità di “teste assistito”, davanti al Tribunale di Locri, dove è in corso il processo a cinque imputati, accusati a vario titolo di riciclaggio.

Secondo la Procura di Locri dietro l’acquisto dell’appartamento di via Cristoforis, avvenuto nel 2008, ci sarebbe stata un’operazione di riciclaggio in relazione a una parte del denaro utilizzato. Nello specifico secondo quanto emerso dall’inchiesta, ci sarebbe stato un primo rogito effettuato a Roccella Jonica nel febbraio del 2008, con il quale due persone di Bovalino, successivamente decedute, hanno acquisto la proprietà dell’appartamento successivamente rivenduto, con rogito avvenuto a Reggio Calabria alcuni giorni dopo, attraverso una modalità di pagamento eseguito con una serie di assegni circolari. Assegni poi girati a una persona estranea alla compravendita, che non è sotto processo.

Fabrizio Corona ha respinto le accuse della Procura agli imputati, evidenziando che il denaro proveniva dal conto corrente della società “Fenice srl”, che non era collegata con la società “Corona’s srl”, dichiarata fallita con decreto del dicembre del 2008.

«Ricordo che c’è stato un primo assegno pari a 200 mila euro – ha detto Corona rispondendo alle domande del pm – che sono serviti come caparra per l’acquisto della casa in cui ho abitato».

L’ex “re dei paparazzi” ha alzato i toni della sua testimonianza per ribadire che rispetto alle prime vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto, compresa l’indagine “Vallettopoli”, «sono cambiate tante cose», invitando a leggere la sentenza di appello sulla bancarotta nella quale, a suo dire, sono specificati alcuni passaggi della sua vicenda processuale e umana, evidenziando tra l’altro di non essere stato assistito in maniera ineccepibile.

Nel corso dell’esame Fabrizio Corona ha evidenziato che Tommaso Delfino, difeso dall’avv. Giuseppe Chirillo, è stato un mero esecutore della trattativa relativa all’acquisto dell’immobile di via De Cristoforis intervenendo in qualità di suo avvocato civilista. Ancora dopo Corona, rispondendo alle domande degli avvocati Gabriele Goldaniga e Roberto Curcuruto, difensori di Marco Bonato, ha descritto il rapporto di stretta amicizia che lo ha legato con questo ultimo imputato, al quale è stata intestata l’abitazione di via Cristoforis perché l’ex agente fotografico in quel momento era in arresto. Corona non ha usato il fioretto anche nei confronti di Luca De Filippo, altro imputato, difeso dall’avv. Maddalena Taverna. Anche in questa circostanza Corona ha invitato a leggere la sentenza d’appello del processo sulla bancarotta.

Corona ha concluso la propria testimonianza confessando di attraversare un momento difficile e di trovarsi ai domiciliari ma «mercoledì – ha aggiunto – rischio di tornare in galera».

Il Tribunale (presidente Accurso, a latere Casciola e Sobbrio), ha rinviato il processo all’udienza dell’8 aprile, per l’esame di Nina Moric, la showgirl ex moglie di Corona, teste a discarico assente non giustificata ieri a Locri e, per questo motivo, sanzionata con un’ammenda di 400 euro dai giudici. Che, inoltre, hanno ordinato il suo accompagnamento coattivo. autore Rocco Muscari

SERVIZIO DI MARIA TERESA CRINITI
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