Mer. Apr 21st, 2021

La Guardia di Finanza di Cosenza, ha eseguito anche il sequestro preventivo di beni per un milione di euro. In totale sono 6 le persone indagate

Gli imprenditori Franco Ippolito Chiappetta, ex presidente del Rende Calcio e Maurizio Chiappettaoperanti nel settore dei “lavori stradali, fognari e movimento terra”, sono stati arrestati e posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e malversazione. Sono in totale 6 le persone indagate. I due imprenditori finiti ai domiciliari, sono stati raggiunti anche dal divieto di comunicare con persone diverse da quelle con loro coabitanti, e sono state poste sotto sequestro preventivo, somme di denaro e terreni siti nei comuni di Rende e Torano, ritenute profitto dei reati contestati, per un ammontare complessivo di circa un milione di euro.

Le indagini seguono precedenti attività investigative scaturite dal fallimento di un’ulteriore società gestita dai due soggetti e nel cui ambito erano già state eseguite misure cautelari personali e reali. Attraverso intercettazioni telefoniche, ricostruzioni contabili ed acquisizioni d’informazioni da persone informate sui fatti, le misure sono incentrate sul fallimento di un’ulteriore società, di fatto amministrata dai due indagati  e formalmente rappresentata da un loro fedelissimo dipendente.

Gli indagati secondo l’accusa – nel tempo ed in concorso tra loro – hanno posto in essere gravi e reiterate condotte di bancarotta fraudolenta distrattiva, con grave danno per i terzi creditori, tra cui l’Erario, nei cui confronti la società fallita aveva accumulato un debito per imposte non versate pari ad oltre euro 2 milioni e 200mila euro.

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Cosenza: arrestati due imprenditori per bancarotta, truffa e malversazione

La Guardia di Finanza di Cosenza, ha eseguito anche il sequestro preventivo di beni per un milione di euro. In totale sono 6 le persone indagate

Gli imprenditori Franco Ippolito Chiappetta, ex presidente del Rende Calcio e Maurizio Chiappettaoperanti nel settore dei “lavori stradali, fognari e movimento terra”, sono stati arrestati e posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e malversazione. Sono in totale 6 le persone indagate. I due imprenditori finiti ai domiciliari, sono stati raggiunti anche dal divieto di comunicare con persone diverse da quelle con loro coabitanti, e sono state poste sotto sequestro preventivo, somme di denaro e terreni siti nei comuni di Rende e Torano, ritenute profitto dei reati contestati, per un ammontare complessivo di circa un milione di euro.

Le indagini seguono precedenti attività investigative scaturite dal fallimento di un’ulteriore società gestita dai due soggetti e nel cui ambito erano già state eseguite misure cautelari personali e reali. Attraverso intercettazioni telefoniche, ricostruzioni contabili ed acquisizioni d’informazioni da persone informate sui fatti, le misure sono incentrate sul fallimento di un’ulteriore società, di fatto amministrata dai due indagati  e formalmente rappresentata da un loro fedelissimo dipendente.

Gli indagati secondo l’accusa – nel tempo ed in concorso tra loro – hanno posto in essere gravi e reiterate condotte di bancarotta fraudolenta distrattiva, con grave danno per i terzi creditori, tra cui l’Erario, nei cui confronti la società fallita aveva accumulato un debito per imposte non versate pari ad oltre euro 2 milioni e 200mila euro.

Le condotte illecite sono state compiute attraverso contratti di cessione e/o locazione di beni e rami d’azienda, senza corrispettivo, stipulati con diverse imprese intestate a parenti diretti degli arrestati (madre, fratello e sorella) – di cui una, recante denominazione quasi identica a quella della fallita e di fatto sempre gestita da loro – consentendo la distrazione e la dissipazione del compendio aziendale, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, già sottoposto a sequestro nella precedente indagine.

Il complesso degli elementi investigativi raccolti ha consentito di ricondurre agli indagati posti agli arresti domiciliari, l’amministrazione di fatto della società fallita, sebbene la stessa risultasse formalmente amministrata da un terzo soggetto, anch’egli indagato.

Nei confronti di alcuni degli indagati, è stata anche contestata una specifica ipotesi di truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato in quanto, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, gli stessi hanno incamerato 745.000,00 euro di finanziamenti europei erogati dalla Regione Calabria (somme oggi attinte da sequestro preventivo), da utilizzarsi per l’ammodernamento di un’azienda agricola ed invece trasferiti sul conto corrente di una nuova società, sempre a loro riconducibile, che aveva nel frattempo sostituito la fallita nell’esercizio dell’attività d’impresa.

La spregiudicatezza e la gravità delle condotte di bancarotta accertate, la loro reiterazione nel tempo ed il concreto pericolo che potessero essere nuovamente commesse da parte dei due arrestati, hanno consentito di richiedere ed ottenere i provvedimenti cautelari personali e reali oggi eseguiti dalle Fiamme Gialle cosentine.

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