Dom. Apr 18th, 2021

“Lockdown, mascherine, chiusure, caccia al contagiato, colpevolizzazione della gente… Si pretende di perseverare con questa gestione dell’emergenza nell’illusione di fermare un virus ormai ENDEMICO, asintomatico nel 90-95% dei casi, e che potrebbe essere efficacemente affrontato, anche quando colpisce gli anziani, con tempestive cure”.

Chi pronuncia queste parole è Giulio Tarro, virologo di chiara fama, protagonista nella lotta al colera del 1973, allievo di Sabin, fatto inoppugnabile anche per i detrattori che lo sbeffeggiarono nella primavera del 2020 quando espresse il suo pensiero sulla diffusione del Covid 19.  Ora Tarro presenta il suo libro, “Emergenza Covid: dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa invece si sarebbe potuto – si può ancora fare”.

“Venni chiamato ad Amalfi nel 2003, per un sospetto caso di Sars, a danno di un collega che arrivava dalla Thailandia ed era morto. Facemmo l’autopsia, scoprendo che la persona non era morta per Sars. Da quel momento iniziai a interessarmi attivamente di questa malattia. Perciò, quando arrivò il Sars Cov2, me ne occupai. E vidi i cinesi fare ciò che normalmente si fa nella gestione delle epidemie. Cose che qui non sono state fatte”.

Cosa hanno fatto, in Cina?

Ricordo che a febbraio mandarono qui una delegazione con alcuni suggerimenti. Ad esempio, in Cina è stata fatta la vitamina C in vena, come ampiamente pubblicato sul New England Journal of Medicine. Altro aspetto importante, la sieroterapia, pubblicata nei  Proceedings of the National Academy of Science. E poi grandi sanificazioni, screening a tappeto. A Wuhan è stato fatto uno screening su 10 milioni di abitanti. Sa quanti hanno trovato positivi? Lo 000,3%. Nessuno era contagioso. È tutto scritto nel dettaglio su Nature.

Ma qui i bollettini parlano di una costante crescita dei contagi. Cosa ha da dire a riguardo?

La crescita dei contagi è una corbelleria. Il virus ormai è endemico. Abbiamo al 90, 95% asintomatici positivi. E gli asintomatici positivi non sono contagiosi. Da sempre. Chi non ha i sintomi, chi non è malato, non può contagiare. Lo ha detto anche Oms. Quindi non ha senso chiudere tutti in casa. Chi si ammala va curato, semplicemente. Come ho fatto io seguendo i dettami di Didier Raoult, per le persone che si sono rivolte a me. Come fanno centinaia di medici usando idrossiclorochina, azitromicina e guarendo le persone a casa. Ad esempio, al centro Sud sono morti molto meno perché hanno utilizzato subito cortisone ed eparina e hanno evitato trombo embolie. La gente è morta perché non sono stati usati i farmaci corretti. Un esempio, vale su tutti: mi chiamarono dalla Sicilia perché a Milano c’era un uomo malato di 54 anni. Era uscita l’ambulanza, gli avevano detto che non sussisteva la necessità di ricovero. Lui aveva chiesto  ‘cosa devo fare’? Risposta, Nulla, non c’è   una terapia.

Quindi, il problema è stato la gestione dell’emergenza?

Ma lei si rende conto che in Basilicata un sindaco -grazie a Dio uno solo- ha imposto il diktat che i giovani dai 6 ai 18 anni non possano uscire dopo le 16? Ma si rende conto? L’Italia ha fallito in toto. Siamo arrivati a un tasso di letalità che, ripeto, è legato alla cattiva gestione dell’emergenza, a cure sbagliate, a posti di terapia intensiva tagliati negli anni scorsi. Qui per usare idrossiclorochina abbiamo dovuto aspettare il Consiglio di Stato! Deve essere chiaro un concetto: il Covid si cura.

Lei dice che siamo ancora in tempo per raddrizzare il tiro. Cosa dovremmo fare?

Intanto l’eliminazione di tutte le assurde norme profilattiche sinora imposte come le onnipresenti mascherine che in molte nazioni non si usano più da mesi. Poi basta agli inaffidabili tamponi disseminati in tutte le regioni per mettere in isolamento i “contagiati” e annunciare fantomatici “focolai di Covid. Ci vuole una stabile struttura di monitoraggio del contagio gestita dallo Stato che miri ad accertare il livello di immunità acquisita. Basta al mercanteggiamento tra esperti per stabilire il da farsi. Meglio invece un unico epidemiologo alla direzione sanitaria dell’emergenza. Proteggere le categorie a rischio garantendo la ripresa delle visite ambulatoriali e domiciliari. Basta con il terrorismo mediatico e basta con la censura. Tutta la documentazione relativa all’emergenza, comprese le cartelle cliniche dei “morti per Covid”, gli studi scientifici, i motivi dell’esclusione o dell’inserimento di farmaci, i contratti con aziende farmaceutiche, deve essere messa subito a disposizione del Parlamento, dei ricercatori e del pubblico.

E i vaccini?

L’attesa dei vaccini è messianica. Sa, io alla mia età non mi preoccupo di reazioni autoimmuni. Ma come attestato dai pochi dati resi pubblici dalle case farmaceutiche che li producono, non garantiscono una immunità perenne né, tantomeno, una “immunità sterile” al vaccinato che continua, quindi, a trasmettere il virus.  Promettono soltanto di ridurre i sintomi di una infezione, pericolosa soprattutto per gli anziani, e che, incomprensibilmente, saranno imposti a tutta la popolazione. Una vaccinazione di massa che – oltre a moltiplicare i rischi, inevitabilmente connessi ai vaccini – non garantirà una pur provvisoria immunità di gregge; neanche se, centuplicando gli sforzi, si riuscisse a vaccinare tutti gli italiani in una settimana, e non in un anno e mezzo, come oggi si prevede.

Monica Camozzi – Affari italiani.it

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