Dom. Apr 11th, 2021

Albanese: «Purtroppo viviamo in un territorio i cui cittadini sono abituati a chiedere i favori, e non a pretendere i diritti». «C’è anche la vergogna di un piano vaccini gestito malissimo, con gli anziani che rischiano di morire»

Adesso è tempo di cambiare strategia. Visto che i vertici dell’Azienda sanitaria di Reggio Calabria non si fanno sentire e ancora non hanno risposto alla richiesta di un incontro con una delegazione del Comitato pro Casa della salute di Siderno, vorrà dire che si prenderanno altre strade. Tanto è emerso nel corso dell’ultimo sit-in – l’undicesimo – tenutosi domenica mattina a Siderno davanti all’ex ospedale.

La manifestazione ha registrato una ridotta partecipazione di cittadini, probabilmente a causa della giornata molto fredda, ma è servita ai componenti del Comitato per fare il punto della situazione. Al dibattito che si è aperto spontaneamente hanno tra gli altri partecipato , oltre a Sasà Albanese e Francesco Martino i due leader del comitato la dott. Emmida Multari, l’ex vicesindaco Anna Romeo, il candidato a sindaco Antonio Cutugno , il candidato a consigliere Carmelo Tripodi, e poi Pasquale Muià, Enzo Ieraci, Mario Diano e Rosario Condarcuri. Le conclusioni del dibattito e il consuntivo del sit-in sono stati tracciati da Sasà Albanese.

«Da questa undicesima giornata di protesta – ha detto – traspare molta amarezza. Soprattutto perché, invece di attivare le procedure per utilizzare i soldi disponibili a migliorare l’offerta sanitaria, stiamo prendendo atto che si va nella direzione opposta. È di questi giorni la notizia che, a parte i casi di altri presidi della Calabria come Cariati, l’ospedale di Locri ha dovuto chiudere due reparti per mancanza di anestesisti. Arrivano anche le vergogne su un piano vaccini gestito malissimo, con gli anziani che rischiano di morire o comunque devono stare chiusi in casa per paura perché ancora il vaccino non lo possono fare. La piattaforma per l’avvio del vaccino agli ottantenni non funziona. È una situazione paradossale. Invece di avere risposte troviamo altri muri, e servizi che si deteriorano. Qua c’era un dirigente (Carbone, ndr) con cui avevamo aperto un dialogo costruttivo che è stato in questi giorni trasferito a Reggio. Che dire?».

«Il grosso problema – continua Albanese – rimane quello dei finanziamenti già assegnati, che sono fermi. È una cosa inaccettabile e noi non possiamo far altro che continuare a segnalare i problemi. Vediamo, adesso, di passare a qualche forma di protesta diversa. Finora abbiamo avuto un atteggiamento mite, tranquillo, pensando che la ragione prevalesse sul resto. Però ci ritroviamo in una situazione incredibilmente anomala. Stavamo cercando un contatto diretto con il commisario Longo e la notizia di ieri (sabato per chi legge, ndc) è che Longo si vuol dimettere».

Albanese si sofferma anche sull’immediato futuro: «Senza entrare nel merito della partecipazione diretta dei cittadini – afferma – io e gli altri componenti del Comitato siamo qua per segnalare i problemi. Problemi che esistono e nessuno può negare. Troveremo altre forme per fare diventare la nostra protesta più vivace. Però il problema vero e che siamo in una situazione di diritto negato. Non è che con maggiori presenze la situazione cambi, non sono i cittadini a dover dare delle risposte. Sono i rappresentanti dell’Asp, della Regione, del Governo che sono pagati per darci le risposte e, purtroppo, non le danno. Questo, però non ci ferma. Faremo di tutto perché la manifestazione finisca solo quando avremo le risposte. Abbiamo l’obbligo morale di continuare anche se purtroppo viviamo in un territorio in cui siamo abituati a chiedere i favori, e non a pretendere i diritti. La differenza di questa mobilitazione sta proprio in questo. Non vogliamo favori ma pretendiamo diritti. Ecco perché dobbiamo continuare».

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