Dom. Apr 18th, 2021

SCUOLA ,PREMI-MANCETTE OVVERO SOLDI SPRECATI PER NULLA

«Premio ridicolo al personale scolastico». Vito Pirruccio, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Bello – Pedullà – Agnana, fa le pulci alla recente nota del ministero dell’Istruzione, che dispone l’assegnazione di un “premio” al personale scolastico che ha lavorato in presenza a mese marzo 2020, quando è stato decretato dal Governo il lockdown. Un “premio” che ammonta a 100 euro, «da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti in sede». Precisamente «il rapporto tra giorni di presenza in sede effettivamente lavorati nel mese di marzo 2020 e quelli lavorabili». «In pratica – afferma Pirruccio – occorre far riferimento a circa 4,50 euro in media al giorno. Secondo il dirigente «siamo davanti alle mancette populiste e allo sperpero del denaro pubblico formato contrasto alla pandemia».
Secondo il calcolo di Pirruccio, «scartato il personale che supera un imponibile di 40 mila euro annui, rimangono docenti che avranno diritto a una somma compresa tra 4,50 e 16,96 euro e ai pochi Ata che hanno fatto rientro in servizio per aprire la scuola e la segreteria per operare comunicazioni urgenti, l’importo da assegnare potrebbe arrivare in media a € 36,00. Una media scaturita, comunque, dall’inclusione nel computo dei giorni in presenza dall’1 al 4 marzo, periodo in cui, ripeto, eravamo obbligati ad essere sul posto di lavoro. Se la media dei 12,00 euro a testa (tale è l’importo presuntivo) viene moltiplicata – continua Pirruccio – per 1 milione di dipendenti (dati disponibili: 822.723 insegnanti; 131.114 collaboratori scolastici; 46.919 assistenti amministrativi; 16.191 assistenti tecnici; 7.785 Dsga e 1.322 altri profili) avremo 12 milioni di euro volatilizzati, in buona parte impiegati per prestazioni aggiuntive che tali non sono (in media 18,00 euro per le prestazioni obbligatorie in presenza rese dall’1 al 4 marzo), che gonfiano il nostro debito senza gonfiare il portafoglio e danno un’immagine spiacevole di come siano utilizzate le risorse pubbliche. Senza contare che le segreterie fino ad oggi sono state oberate a operare calcoli e inserimenti nel sistema per un ritorno economico impercettibile per il lavoratore e dispendioso per le casse statali».
Secondo il Dirigente scolastico sidernese, «se queste somme, come altre mancette, fossero state impiegate, a tempo debito, per incrementare le corse del trasporto pubblico, utilizzando se necessario il privato, oggi avremmo avuto qualche pizzetta in meno da poter acquistare con la “premialità” da strapazzo e più alunni in classe».

ARISTIDE BAVA

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