Dom. Apr 18th, 2021

Con alcune condizioni e per una categoria limitata di pazienti. Il presidente Fnomceo, Anelli: sarebbe strategia in aiuto della campagna vaccinale

Via libera dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), secondo quanto apprende l’Ansa, a due anticorpi monoclonali per il trattamento di Covid-19, con alcune condizioni e per una categoria limitata di pazienti, ovvero per una casistica limitata in fase precoce in pazienti ad alto rischio di evoluzione. Gli anticorpi monoclonali approvati per la cura del Covid sono due, quelli prodotti da Regeneron e da Eli Lilly. La Cts dell’Aifa ha previsto limitazioni in linea con quelle del Canada e dell’Fda negli Stati Uniti: i farmaci sono destinati a pazienti in fase precoce con alto rischio di evoluzione.  Anelli: permette di ridurre ospedalizzazioni L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) “dia il via libera alla sperimentazione degli anticorpi monoclonali” e “avvii, in tempi rapidi, l’iter per la somministrazione; sarebbe una boccata d’ossigeno per il sistema”. Lo aveva chiesto il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici Fnomceo, Filippo Anelli. “Avere a disposizione anche questa opzione terapeutica, che, in determinate condizioni, permette di ridurre le ospedalizzazioni e di migliorare i risultati clinici, può essere una strategia per condurre a termine la campagna vaccinale in un tempo più flessibile”.  Un booster, una macchina ausiliaria che permetterà di concludere, con meno urgenza, la campagna vaccinale, sostenendo i pazienti che via via si ammaleranno: questa la funzione, nell’attuale scenario, degli anticorpi monoclonali, secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Che definisce “un’ottima notizia” l’individuazione di un fondo, da parte del Governo uscente, per una somministrazione in via sperimentale. E una “notizia ancora migliore” la sovvenzione della ricerca, “sia quella volta allo sviluppo di monoclonali italiani, sia quella clinica indipendente condotta dalla stessa Aifa”. “Il fondo permetterà di somministrare i monoclonali a diverse decine di migliaia di pazienti nell’ambito del Servizio Sanitario nazionale, secondo le indicazioni che dovranno essere stabilite dall’Aifa – spiega Anelli -. Questi agenti terapeutici hanno dimostrato, secondo gli studi sin qui disponibili, una possibile efficacia se impiegati in una fase precoce della malattia, entro 72 ore dallo sviluppo dei sintomi”.    Antinori (Spallanzani): buoni risultati “Positivi, molto incoraggianti ed interessanti”. Giudica così Andrea Antinori, direttore di Immunodeficienze virali all’Istituto Spallanzani di Roma, i risultati ottenuti sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali – per uso compassionevole su singoli casi – su alcuni pazienti Covid immunodepressi, con particolari difetti nella produzione di immunoglobuline, che hanno già portato alla guarigione di due pazienti. “Un’esperienza importante anche sul piano umano. Siamo soddisfatti del percorso fatto. Se ci dovessero essere altri casi simili andremo avanti “, spiega all’Adnkronos Salute il ricercatore. “Ovviamente – aggiunge – è difficile trasferire questo genere di dati alla popolazione generale, che poi è l’argomento al centro del dibattito attuale. Al momento sappiamo che gli anticorpi monoclonali hanno dato buoni risultati e funzionano in questo contesto molto particolare in cui noi l’abbiamo utilizzati, ovvero in casi di deficit di produzione di immunoglobuline”, precisa Antinori.  I monoclonali come cura, ecco i più avanti Sono circa una quindicina i gruppi di ricerca che in tutto il mondo stanno lavorando allo sviluppo di anticorpi monoclonali efficaci contro il Covid-19. Ma solo pochi hanno raggiunto una fase più o meno avanzata e due in particolare, il cocktail della Regeneron e il farmaco di Eli Lilly, sono gli unici in commercio. Regen-Cov: è il cocktail di anticorpi monoclonali usati anche da Donald Trump. Prodotto dal colosso americano Regeneron, ha ottenuto la concessione per l’uso in emergenza dall’ente americano per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (FDA). Basato sugli anticorpi casirivimab e imdevimab, uno è stato isolato in un paziente di Singapore e un altro è stato ottenuto in laboratorio inserendo la proteina spike del coronavirus nell’organismo di un topo modificato genericamente per fornirgli un sistema immunitario umano. I dati indicano che è in grado di ridurre la carica virale in modo significativo. Stando a quanto recentemente reso noto dall’azienda, Regen-Cov sarebbe in grado anche di ridurre il 50 per cento il rischio di contrare l’infezione. Questo ha aperto alla possibilità di usare questo cocktail come “vaccino passivo”, in attesa di una maggiore disponibilità dei vaccini antiCovid. Inoltre, i dati indicano che il farmaco può allo stesso tempo ridurre la carica virale dei soggetti infetti. Bamlanivimab: è l’anticorpo monoclonale autorizzato per l’uso di emergenza come trattamento per i pazienti ad alto rischio, con Covid-19 da lieve a moderato, negli Stati Uniti e in altri paesi nel mondo. Prodotto da Eli Lilly and Company, gli studi mostrano un’efficacia del 72 per cento nel ridurre il rischio di ospedalizzazione per i pazienti con sintomatologia moderata. Inoltre, uno studio condotto insieme ai National Institutes of Health (NIH) negli Usa suggerisce che il farmaco potrebbe prevenire circa l’80 per cento dei casi Covid-19 tra i residenti e il personale delle case di cura, riducendo i rischi di infezione tra il personale e gli anziani. Bamlanivimab ed etesevimab: è la combinazione di anticorpi targata Eli Lilly che gli studi indicano essere in grado di ridurre il rischio di ricovero e morte per Covid-19 del 70 per cento. Bamlanivimab ed etesevimab sono stati testati in pazienti ad alto rischio con recente diagnosi di Covid-19. Dai risultati emerge che sono anche in grado di ridurre la carica virale e accelerare la risoluzione dei sintomi. AZD7442: è una combinazione di anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione (Long Acting AntiBody, LAAB) che imitano gli anticorpi naturali e hanno il potenziale per trattare e prevenire la progressione della malattia in pazienti potenzialmente infettati dal virus. Prodotta da Astrazeneca, la stessa casa farmaceutica che ha sviluppato insieme all’Università di Oxford il vaccino anti-Covid, può essere usato come intervento preventivo in ambienti pericolosi come comunità, ospedali, case di riposo, studentati perché il vantaggio è che ti dà anticorpi immediati. E’ ancora in fase di studio e si spera possa essere disponibile tra marzo e aprile prossimi. Toscana Life Sciences: nel suo Monoclonal Antibody Discovery Lab a Siena, i ricercatori stanno lavorando sotto la supervisione di Rino Rappuoli. Nei laboratori di Siena sono stati selezionati anticorpi di persone guarite dalla malattia provocata dal coronavirus. I ricercatori hanno poi isolato quello più potente sulla base del quale e’ stato creato il farmaco che, si stima, possa entrare in commercio la primavera prossima. Allo studio ci sono molti altri anticorpi monoclonali, come quelli di nuova generazione a cui sta lavorando il genetista Giuseppe Novelli in collaborazione con l’Università di Toronto, che hanno la capacità di impedire al nuovo coronavirus di entrare nella cellula e infettarla. I test in laboratorio sono molto promettenti. Poi c’è allo studio il VIR-7831 di Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline, per il trattamento iniziale dei pazienti ad elevato rischio di ospedalizzazione; e l’anticorpo monoclonale anakinra dell’azienda svedese Sobi che a bloccare a tempesta di citochine responsabili degli esiti gravi di Covid-19.

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