Dom. Apr 18th, 2021

Doveva essere una parentesi di 60 giorni – indicata peraltro dallo Statuto regionale –, si è trasformato in un interregno di 12 mesi. A conti fatti, sarà questo l’arco temporale tra la prematura scomparsa di Jole Santelli (15 ottobre 2020) e la data probabile del ritorno alle urne per la Calabria (10-11 ottobre sono le date cerchiate in rosso per il momento).

Un anno in cui a guidare la Giunta è un presidente facente funzioni, teoricamente in campo solo per l’ordinaria amministrazione; nei fatti con pieni poteri come quelli riconosciuti a un governatore legittimato dal corpo elettorale. E se ciò non bastasse, ecco che a rafforzare un inedito senza precedenti c’è la concentrazione di deleghe in mano all’attuale presidente Nino Spirlì.

I Beni culturali, la Legalità e la sicurezza, le Politiche del commercio e dell’artigianato, la Programmazione economica. Da qualche settimana pure Bilancio e Personale, settori guidati dal centrista Franco Talarico prima del suo coinvolgimento in un’inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro. Insomma, una situazione senza precedenti che sta facendo sorgere qualche interrogativo nei Palazzi della politica calabrese.

Assodata la “temporaneità” del presidente facente funzioni, è ragionevole che non possa nominare nuovi assessori in questa fase? E ammesso che possa farlo, secondo un’interpretazione estensiva, un’eventuale nomina non rischierebbe di mettere a repentaglio i già fragili equilibri della maggioranza di centrodestra? In ogni caso, il protagonismo di Spirlì è diventato un dato di fatto.

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