Lun. Apr 19th, 2021

A rischio 50 mila lavoratori, criminalità in aumento

Duecentoquaranta giorni di chiusura in dodici mesi. Va in archivio oggi per il mondo del gioco pubblico in Italia il primo, drammatico, anno di emergenza coronavirus. L’8 marzo dello scorso anno, con le prime chiusure in Lombardia, il Dpcm dell’allora premier Giuseppe Conte annunciava la chiusura anche di sale slot, sale scommesse, bingo e locali assimilati nelle zone rosse. Da allora, come ricorda ‘agenzia specializzata Agimeg, il settore è rimasto chiuso praticamente per un anno intero, salvo la breve parentesi estiva in seguito alle riaperture di giugno. Il comparto, già alle strette a causa di alcune politiche restrittive e all’aumento del prelievo fiscale, deve fare i conti con una delle più gradi crisi che abbia mai affrontato, con oltre 50 mila lavoratori a rischio. A risentirne è anche l’Erario che conta circa 4,5 miliardi in meno nel consuntivo 2020. A guadagnarci, invece, è la criminalità organizzata, come emerso da numerose inchieste e dalle parole dello stesso procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Il giro d’affari del gioco illegale – che nel 2019 era stimato intorno ai 12 miliardi euro – nel 2020 ammonta a circa 18 miliardi di euro (+50%). Come ulteriore conferma di questo dato arriva dal numero di operazioni riguardanti il mercato del gioco, effettuate da Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia, Direzione Distrettuale Antimafia e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Nella ricerca svolta da Agimeg, nel 2019 sono state effettuate 22 operazioni contro il gioco illegale, numero cresciuto lo scorso anno quando le operazioni furono ben 26. E nei primi due mesi del 2021, sono già 6 le operazioni di polizia condotte sul territorio italiano, confermando una crescita rispetto allo stesso periodo del 2019.

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