Gio. Apr 22nd, 2021

Quello che accade in Calabria siamo certi che non accada in nessuna altra parte d’Italia. Un Consiglio Regionale sciolto, a pochi mesi delle elezioni e dunque in piena campagna elettorale decide improvvisamente di mettere a Bando con un avviso 202.000,00 euro per servizi di informazione giornalistica delle agenzie stampa, eventualmente da assegnare con contrattazione e trattativa privata. Una vergogna assoluta , tenendo conto che la comunicazione istituzionale di qualunque ente pubblico è assolutamente vietata nel periodo antecedente al voto. In particolare, la legge del 22 febbraio 2000, n. 28, reca le “Disposizioni sulla parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali”, si ripropone il tema dei limiti della comunicazione istituzionale nel periodo temporale che precede la consultazione elettorale.

Dunque il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche, per il periodo che si estende dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto, “di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace svolgimento delle proprie funzioni”. Il divieto, sancito dall’art. 9 della legge n. 28/2000, copre ogni forma di propaganda, con qualsiasi tecnica e a qualsiasi scopo effettuata. In base ad esso, le amministrazioni devono astenersi non solo dalle manifestazioni volte ad appoggiare le liste o i candidati impegnati nel confronto elettorale (propaganda elettorale in forma diretta), ma anche da tutti gli interventi che, avendo come finalità principale la promozione dell’immagine politica o dell’attività istituzionale dell’ente, favoriscano una rappresentazione positiva o negativa di una determinata opzione elettorale.

Il fatto assume ancora più rilievo se si tiene conto che gli stessi uffici del Consiglio regionale della Calabria avevano istituito un bando per la comunicazione del consiglio nella scorsa legislatura e la commissione di valutazione composta da molti esponenti dell’ufficio stampa e funzionari del consiglio stesso, prima di approvare le graduatorie definitive, dopo una strana ed estenuante istruttoria durata mesi, annullava tutto con la motivazione che ormai si era alle porte dell’elezioni e non era opportuno aggiudicare tale servizio di informazione.

Delle due una, o si è sbagliato prima o gli uffici stanno sbagliando ora. Ma sono in realtà gli uffici a decidere? O c’è qualcuno che sta provando a pagarsi la comunicazione nella campagna elettorale?

Certamente si agisce su input politico, alla fine se ci prendiamo la briga di leggere il bando che alleghiamo, sembra calzare a misura per qualcuno , almeno noi abbiamo avuto questa impressione. Troppi dettagli, alcuni dei quali anche con poche motivazioni razionali, e poi alla fine la grande opportunità per “i nostri eroi” ovvero quella di scegliere con trattativa privata. Vedremo, ma siamo certi che lasceremo ai posteri l’ardua sentenza, o a qualche magistrato che deciderà di vederci chiaro. E’ la stessa risposta che Manzoni dà alla domanda che rivolge ai propri lettori: «Fu vera gloria?», riferendosi naturalmente all’intera vicenda napoleonica. Manzoni, che fino alla morte di Napoleone Bonaparte aveva mantenuto un atteggiamento di riserbo nei suoi confronti, non si sbilancia e lascia che sia la storia a dare la difficile valutazione.

202103-16_AVVISO-AGENZIE-STAMPA

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