Lun. Apr 19th, 2021

In relazione alla vicenda discarica di Melicuccà, Legambiente Città Metropolitana valuta positivamente l’annunciato intervento del C.N.R.-Centro Nazionale di Ricerca per l’avvio di un programma di indagini e verifiche che interesserà il bacino idrogeologico relativo alla sorgente Vina, che alimenta l’acquedotto che rifornisce circa 20.000 residenti dei Comuni dell’area. Altrettanto opportuni la verifica e il controllo approfonditi sull’intero iter del costruendo impianto di smaltimento rifiuti, richiesti dall’Assessore all’Ambiente della Regione Calabria De Caprio a seguito delle pressanti sollecitazioni espresse dalle associazioni del territorio nell’incontro avvenuto pochi giorni fa.

A non convincere, invece, è la tempistica. Tale decisione concertata tra gli Enti preposti avrebbe dovuto ragionevolmente contemplare un approfondimento preventivo e complessivo, “a bocce ferme”, dei necessari controlli “dirimenti” al fine della riapertura o meno del cantiere del II Lotto della discarica in costruzione in località La Zingara di Melicuccà. Apprendiamo, invece, che, nel mentre si dà il via alle indagini parziali del CNR, sono stati ufficialmente consegnati i lavori alla nuova impresa appaltatrice, che subentra alla precedente dopo la rescissione del contratto da parte della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Si dà per scontato, aprioristicamente, che i problemi non esistono e che partire dalla bonifica e messa in sicurezza non sia indispensabile.

Già nel dettagliato documento che i Circoli Legambiente della Città Metropolitana nei mesi scorsi avevano inviato a tutte le Istituzioni, per le diverse competenze, si facevano presenti tutti gli aspetti che fanno di quel territorio una localizzazione inadeguata per una discarica, già causa di gravi danni ambientali e paesaggistici: la preesistenza della vecchia discarica comunale di Melicuccà non bonificata, la presenza di rifiuti speciali pericolosi, la prossimità della sorgente Vina, la presenza sotterranea del torrente Arena e di sorgenti, falde acquifere e numerosi pozzi artesiani utilizzati per irrigare i terreni agricoli, il non rispetto della distanza di legge dai nuclei abitati e da imprese produttive ed attività commerciali e industriali preesistenti, l’elettrodotto dell’alta tensione, e non ultimi il vincolo idrogeologico forestale e la prossimità della Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Costa Viola”, di diversi Siti di Interesse Comunitario (SIC), nonché del Parco Nazionale d’Aspromonte. Molto di più dunque della “preoccupazione per la distanza dai centri abitati” con cui la Città Metropolitana ha inteso scorrettamente banalizzare, per sminuirne la portata, i nostri rilievi ben più articolati e documentati.

Peraltro quanto da molti anni denunciato insistentemente da Legambiente, ha avuto autorevole conferma sia dalla Consulenza Tecnica richiesta a suo tempo dalla Procura di Catanzaro, sia dalle indagini del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Reggio Calabria, che unanimemente concludevano che “oramai il territorio limitrofo alle discariche della località La Zingara è altamente inquinato. Circostanza, questa, che ha determinato il concretizzarsi del disastro ambientale che da tempo, e per il futuro, avrà inevitabilmente ripercussioni sulla salute dei cittadini e sull’ambiente”.

Chiediamo, dunque, ancora una volta che si riparta da queste indagini tecnico-scientifiche per procedere subito alla messa in sicurezza e alla bonifica del sito, come, del resto, previsto dall’Accordo di Programma, che finalizza il finanziamento per la realizzazione del nuovo lotto alla priorità e indifferibilità degli interventi di bonifica e messa in sicurezza. Legambiente Città Metropolitana rinnova, altresì, la richiesta che venga formalmente riconosciuta l’interlocuzione con una commissione, istituita a livello di volontariato, composta da tecnici esterni delegati dalle associazioni del territorio, che possa acquisire informazioni più dirette mettendoci “gli occhi dei cittadini” a garanzia del rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza delle popolazioni locali.

Per quanto riguarda più in generale il problema dell’emergenza rifiuti del Comune di Reggio e dell’Ambito Territoriale Ottimale in cui è inserito resta confermato che la discarica di Melicuccà non poteva essere né può continuare ad essere considerata né la “rapida” soluzione, nè quella in grado di garantire il presunto raggiungimento dell’autosufficienza per il comprensorio interessato.

Ci chiediamo e chiediamo, infatti, come si possa ritenere risolutiva una discarica che consentirebbe il conferimento di rifiuti solo per pochi mesi e non certo dei rifiuti raccolti in emergenza e non caratterizzati e pre-trattati. L’attuale normativa impedisce infatti tassativamente lo smaltimento in discarica di rifiuti urbani “tal quali”, rendendone di fatto obbligatorio il trattamento preliminare. Ciò vale, dunque, anche per le ecoballe giacenti a Sambatello, costituite dal cosiddetto “tal quale” non pre-trattato.

Siamo fermamente convinti e consapevoli che su questi delicati problemi che riguardano la collettività, la salute e la tutela ambientale, sia necessario e vada ricercato un sereno e responsabile confronto anche tra istituzioni e associazioni. Un contributo in questa direzione può venire dal non lasciare insolute le richieste di chiarimenti più volte avanzate. Un punto fondamentale, per cominciare, è che venga esplicitato in modo inequivocabile quale tipologia di rifiuti si prevede di conferire nell’impianto di Melicuccà, la tecnica e il sito in cui dovrà avvenire un eventuale, indispensabile, pre-trattamento e se la gestione della discarica verrà affidata ad impresa pubblica o privata.

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