Dom. Nov 28th, 2021

I clan avrebbero “gestito” anche con metodi violenti la sicurezza nelle discoteche

Si è concluso con 16 condanne a complessivi 128 anni circa di reclusione e 2 assoluzioni il filone in abbreviato del processo scaturito dalla maxi operazione “Gaia”, eseguita nel giugno del 2020 nelle province di Como e Monza Brianza, dai militari della Compagnia dei Carabinieri di Cantù, nell’ambito dell’operazione congiunta con i colleghi di Monza e frutto di due complesse e vaste indagini, confluite in un’unica attività investigativa, svolte, con il coordinamento della Dda di Milano.

Secondo gli inquirenti lombardi, la ‘ndrangheta avrebbe controllato i locali notturni con «l’imposizione di ditte di sicurezza di “copertura”, dietro le quali si sarebbero celati soggetti appartenenti alla malavita organizzata calabrese».

Ieri il gup di Milano, all’esito del giudizio in abbreviato, ha escluso la sussistenza dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti di cui al capo 28 ed ha pertanto assolto da tale accusa Leonardo Sganga, difeso dagli avvocati Nicoletta Gattuso e Alessandro Bavaro del foro di Reggio Calabria. Lo stesso imputato è stato altresì assolto da un episodio di spaccio di sostanza stupefacente (capo 48 C) e condannato alla pena di 5 anni solo per alcuni reati fine di cessione di sostanza stupefacente in parte dallo stesso ammessi. La procura della Dda di Milano aveva chiesto per lui 10 anni di reclusione.

Il giudice dell’udienza preliminare milanese Sofia Luigia Fioretta, ha mandato assolti Marcello Crivaro e Manuel Mariani.

Il gup, che si è riservato il termine di 45 giorni per il deposito della motivazione, ha invece condannato i seguenti imputati: Umberto Cristello (14 anni); Carmelo Cristello (14 anni e 2 mesi); Luca Vacca (10 anni e 8 mesi); Daniele Scolari (5 anni); Igor Caldirola (14 anni); Nicola Ciccia (9 anni e 8 mesi); Luigi Manno (9 anni e 4 mesi); Antonio Apa (5 anni); Simone Di Noto (5 anni e 6 mesi); Virgilio Malacrinò (6 anni e 6 mesi); Massimiliano Tagliabue (2 anni); Domenico Andrea Favasuli (12 anni); Andrea Foti (5 anni); Leonardo Sganga (5 anni); Andrea Ternullo (6 anni) e Jessica Santambrogio (4 anni).

Le indagini hanno consentito di documentare, a carico di alcuni indagati, alcuni originari della Locride altri del Vibonese, un’azione «di vero e proprio controllo del territorio, espressa attraverso comportamenti tali da incutere timore e omertà nella popolazione, tipico delle organizzazioni criminali calabresi», in particolar modo «nel cosiddetto “business” dei servizi di sicurezza nei locali di pubblico intrattenimento (ubicati nelle province di Como, Monza Brianza e Milano)».

Tutto ciò sarebbe avvenuto «attraverso l’imposizione di ditte di sicurezza di “copertura” o l’infiltrazione di soggetti contigui al sodalizio ‘ndranghetista (nella maggior parte dei casi veri e propri “picchiatori” nelle vesti di buttafuori) che, di fatto, effettuavano un controllo sia sull’andamento dell’esercizio pubblico, sia sugli avventori».

fonte gds

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