Gio. Apr 22nd, 2021

Il dibattito sul Recovery Plan in queste ultime settimane ha portato l’opinione pubblica ad accendere nuovamente i riflettori sulla distanza tra nord e sud del Paese. Come ribadito più volte nel corso degli anni, quando già si intravedevano altre misure europee per la crescita e lo sviluppo del Paese, è indispensabile che il Meridione si presenti unito all’appuntamento con il Next Generation Eu. Presentarsi da soli, ricercando misure esclusive, che guardino ad interessi di parte senza una visione complessiva, porterebbe all’ennesimo elenco inconcludente di richieste puntuali ed eterogenee. È quello che sta accadendo in queste ultime settimane sulla stampa e in alcuni dibattiti in parlamento, dove ogni rappresentante politico diventa portatore di istanze particolari e di specifici interventi per aree ben definite al fine, probabilmente, di ottenere solo inutili spazi di visibilità.

Approccio questo che ritengo sbagliato e inconcludente ma soprattutto che ripercorre le metodologie del passato con il risultato di vedere le regioni del sud battersi per anni in questioni campanilistiche, senza una visione d’insieme, con la conseguenza di vedere incrementati i divari tra territori diversi. Questo non è più il momento delle proteste e della rivendicazione. È il tempo invece di costruire un percorso che consenta alle regioni del Meridione di definire un’unione istituzionale con l’obiettivo di definire soluzioni unitarie e piani strategici comuni. Solo le regioni del Meridione, magari strutturalmente federate, possono promuovere l’immagine stessa del Paese di fronte all’Unione Europea. L’Italia, per la sua configurazione geografica, è da considerarsi il ponte tra l’Europa e il Mediterraneo e le regioni del Meridione sono la porta di accesso a nuove prospettive di sviluppo. I dati economici dell’ultimo decennio hanno mostrato quanto si sia allargato lo scarto tra il Sud e il Nord, frutto di politiche centraliste che hanno destinato al Mezzogiorno meno investimenti nel settore dei trasporti, delle infrastrutture sociali, delle città, dei servizi alle persone, dei rifiuti e dell’energia.

Nel Sud anche il paradosso diventa consuetudine. In una terra affamata di futuro, si rischia di finanziare progetti del passato. Guai a perseverare il localismo e l’impegno di somme in investimenti non più attuali. Occorre un progetto industriale, fondato sulle necessità di colmare le lacune ma anche di assicurare i presupposti infrastrutturali per ripartire. Con il Sud che investe è tutto il Paese a ripartire. Ecco perché si rende indispensabile che l’agenda del governo, il Recovery Plan, venga scritta dai territori e soprattutto dalle Regioni e dagli enti locali, ma in una cornice d’insieme che veda l’Italia protagonista. È la tradizionale rotta centralista che deve essere invertita. Quella che ha determinato politiche incoerenti rispetto alle vocazioni dei territori. Non si tratta di esportare modelli già attuati altrove, ma di proporne di innovativi che valorizzino i territori e le comunità e che consentano una riunificazione infrastrutturale tra le due Italie materiale (alta velocità, viabilità, reti idriche e fognarie) e digitale (banda ultra larga). Si dovrà pervenire ad una seria perequazione infrastrutturale che riporti giustizia sociale nel Meridione ed una equa distribuzione delle opportunità, prima fra tutte quella occupazionale. Un tema che si lega inevitabilmente alla necessità di una fiscalità di vantaggio per le regioni meridionali. Un modo per recuperare il gap a livello economico e d’investimento privato, diventando polo di attrazione di capitali che genererebbero sviluppo e quindi occupazione.

Oggi tocca all’Unione Istituzionale delle Regioni e dei comuni meridionali scrivere il futuro del Paese, in un’ottica unitaria, senza secessioni, né becere rivendicazioni ma partendo da un insieme istituzionale che veda finalmente le autonomie regionali del sud unite e protagoniste nello scenario italiano ed europeo.

Sono certo che anche la Ministra per il Sud e la Coesione Territoriale Mara Carfagna saprà raccogliere questa opportunità unica e irripetibile per il Paese coinvolgendo i rappresentanti istituzionali e le autonomie locali. Ieri eravamo in pochi a denunciare l’insostenibile divario nel Paese, oggi con la sfida lanciata da Italia del Meridione siamo la maggioranza.

ORLANDINO GRECO

SEGRETARIO FEDERALE ITALIA DEL MERIDIONE

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