Dom. Apr 18th, 2021

di SANTO STRATI – La Calabria si trova oggi in una particolare “congiunzione astrale” che vede due tre tre segretari generali confederali di origine calabrese. Prima, l’elezione di Pier Paolo Bombardieri ai vertici della Uil, con grande soddisfazione e orgoglio della Locride (è di Marina di Gioiosa Ionica) ma in realtà di tutta la regione, a premio di una instancabile attività sindacale, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno e alla “sua” Calabria; poi, giusto qualche settimana fa, l’arrivo di Luigi Sbarra ai vertici della Cisl.

Luigi Sbarra è anch’egli figlio della Locride (è nato a Pazzano, in provincia di Reggio) e ha percorso tutte le vie del sindacato prima di arrivare, dalle lotte dure per i braccianti agricoli calabresi fino alla guida del secondo sindacato confederale italiano. Anche questo a riconoscimento di un impegno mai venuto meno, con la convinzione che lo sviluppo dell’intero Paese non può avviarsi al successo se non parte anche il Mezzogiorno.

Lo abbiamo incontrato con i colleghi Giuseppe Mazzaferro e Francesco Rao a Telemia nel corso di un dibattito, in streaming, su Mezzogiorno e sviluppo e dalle sue dichiarazioni è emersa un’idea che, decisamente, potrebbe trasformare in maniera radicale l’attrazione degli investimenti in Calabria e in tutto il Sud.

La proposta di Luigi Sbarra non è campata in aria e si ispira alle esperienze di altri Paesi in cerca di investimenti industriali: il meccanismo si basa sulla constatazione che non basta il credito d’imposta per attrarre gli imprenditori ad avviare o trasferire parte della produzione industriale al Sud. Serve qualcos’altro. E cosa c’è meglio della totale decontribuzione per chi investe nel Mezzogiorno?

La fiscalità di vantaggio, avviata dall’ex ministro per il Sud Peppe Provenzano l’autunno dello scorso anno (abbattimento del 30% dei contributi previdenziali dovuti dalle aziende) aveva già richiamato una certa attenzione da parte di industriali che avevano già in mente di localizzare nuove filiali delle proprie imprese o addirittura di avviare nuove iniziative nei territori del Mezzogiorno.

Ma non basta. Serve avviare e proporre una defiscalizzazione completa – sostiene con convinzione Sbarra e su questo può già contare dell’appoggio di Bombardieri e sicuramente della Cgil di Landini –, solo in questo modo l’attrazione per gli imprenditore diventa irresistibile.

La defiscalizzazione equivale a un fortissimo abbattimento del costo del lavoro e può costituire l’elemento chiave per la creazione di nuova occupazione e nuovi investimenti. Prendiamo la Zes di Gioia Tauro, le cui lungaggini burocratiche che stanno alla base di ogni iniziativa ammessa alle agevolazioni previste sono in grado di sfiancare il più testardo degli investitori, ebbene, offre agli imprenditori il credito d’imposta. In una misura sicuramente ragguardevole, ma questo meccanismo va bene per le multinazionali, per le grandi aziende con migliaia di addetti, dove, evidentemente, il risparmio fiscale diventa importante nelle cifre. Ma una piccola e media azienda ha bisogno di denaro fresco, ovvero necessita di agevolazioni che abbattano il costo del lavoro, che – com’è noto – in Italia è esageratamente superiore a quello dei Paesi dell’Est europeo o, eccessivamente incomparabile con quello dei cosiddetti paesi in via di sviluppo. Che in gran parte tali non sono più (vedi Cina e India) ma costituiscono un’attrazione difficile da non subire. O almeno questo avveniva prima della pandemia.

Dalla crisi si può emergere, si possono creare sviluppo e crescita sostenibile e, soprattutto, si può trasformare la spaventosa idea di contare milioni di nuovi disoccupati in un nuovo slancio occupazionale, dove accanto all’impresa si associno formazione e specializzazione.

I nostri giovani vogliono avere opportunità di lavoro e crescita sociale nel proprio territorio, tocca ai sindacati gestire questa difficile situazione e mediare tra Governo e imprese: la fiscalizzazione totale è, a nostro avviso, la soluzione opportuna e più efficace. (s)

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