Ven. Mag 14th, 2021

Da mesi si sente parlare della Regione dello Stretto che farebbe “avvicinare” le città di Reggio Calabria e Messina. E’ una proposta che mi trova d’accordo. Infatti con le due province si approderebbe – con innegabili vantaggi – ad  una grande area urbana di oltre un milione di abitanti (1.144.854 = dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2019). Le vere difficoltà

sono in gran parte di tipo politico e giuridico.

Sull’argomento avevo già analizzato le positività relative alla Regione dello Stretto. Peraltro sono stato il primo, a far pubblicare la mia idea sul quotidiano “Gazzetta del Sud” il 27 novembre 2004, con una lettera dal titolo “Perché non pensare alla Regione dello Stretto?” Vi affermavo (in qualità, allora, di segretario regionale della Calabria e coordinatore per la Sicilia dell’Associazione professionale del Coordinamento Nazionale Quadri Telecom), l’idea di far nascere una nuova Regione, che comprendesse i territori della provincia di Messina e Reggio Calabria.

Asserivo che discutere sul tema avrebbe potuto aprire un dibattito anche sulla fattibilità dell’ambiziosa infrastruttura. Reggio si sarebbe potuta così sganciare da un lontano capoluogo di regione poco sensibile allo stesso ponte e alla fasi antecedenti e successive alla sua costruzione, mentre  Messina avrebbe potuto rivalutare la propria provincia.

I due territori, raggiungono una superficie di 6.476. kmq a fronte della Valle d’Aosta (3.264), del Friuli (7.844), Liguria (5.418), dell’Umbria ( 8.456), Molise (etc). Puntavo molto sullo sviluppo economico attraverso infrastrutture e adeguati interventi pubblici.

Per il rilancio del Sud, servono infatti programmazione, risorse, strategie, confronto e tempi di realizzazione. Negli ultimi anni, il Sud è stato quasi nascosto per vergogna. E’ l’ora  di riaccendere i motori e che il fattore umano ricominci ad

apportare innovazione. Il ponte è certamente una grande opera, ma va collegato con una linea ferroviaria ad alta

velocità. E non solo: attraverso le associazioni di categoria  dovrebbero  essere utilizzate il più possibile le risorse umane del territorio, istituendo consorzi o cooperative ai fini di un processo di innovazione di crescita costante. Le imprese locali devono attivarsi, rimodernarsi per essere competitive. Dovremo per tutte le grandi opere, e tra queste anche il ponte sullo Stretto, produrre i materiali per la costruzione, e quant’altro possa servire, in loco. Certo questi sono argomenti da trattare in un approfondito studio. Già si registrano ritardi. Queste sono solo alcune idee da sviscerare, facendone carico ai politici, per il bene delle nostre comunità. L’evoluzione della civiltà è strettamente connessa alla reale volontà e alla capacità di cooperazione. Nell’Area mediterranea, ad esempio, è evidente la centralità dello Stretto non solo dal punto di vista geografico quanto da quello geopolitico: la ricerca evolutiva sta nelle cose vere derivate dalla volontà dell’uomo.

Ora è chiaro che, per lo sviluppo, bisogna recuperare interi decenni perduti quando la situazione economica si è deteriorata in modo tragico, mentre la disoccupazione è aumentata esponenzialmente. E’ dovere e interesse di tutti contribuire a predisporre condizioni perché tale fase di crescita si concretizzi in un sano e proficuo processo evolutivo evitando esasperazioni sociali. Una soluzione, a mio avviso, è data organizzando la nascita e prevedendo lo sviluppo della “Regione dello Stretto” con l’ausilio di esperti previo un attento studio sui possibili favorevoli sbocchi. Tra queste, il Ponte che unirà le due sponde (calabrese e siciliana) di cui da sempre si parla senza aver visto mai la luce; mai costruito e tornato prepotentemente d’attualità anche a livello nazionale. Alle due estremità dello Stretto, Ionio e Tirreno s’incontrano: il Ponte unirà la terra, non resta che rendere omogeneo il territorio con la costituzione di una Regione ricca di attrattiva turistica con le sue bellezze naturali. Un territorio in cui le due “gemme” Reggio e Messina formeranno legittimamente la capitale di questo antico mare. Ne hanno diritto, poiché molti aspetti economici e sociali accomunano le due città. Una nuova Europa aperta ai Paesi del Mediterraneo, ai nuovi mercati dell’Asia e dell’Africa, alla valorizzazione dei processi della “New Economy” e dello sviluppo strategico di nuove vie turistiche e culturali richiede un cambiamento. Il federalismo rischia di affondare il nostro territorio. Dobbiamo uscire da questa stagnazione, lavorare con spirito di squadra. Meno litigi in politica e meno burocrazia. Il Ponte sullo Stretto a mio avviso è, quindi, un’indubbia priorità nazionale ed Europea, sfruttabile con il Recovery Plan. Le assunzioni previste e i benefici per l’indotto non vanno sottovalutati rappresentando un sicuro vantaggio. Si proceda celermente senza ritardi.

Oltretutto si risparmierebbe un miliardo di penale.

                                                           Gennaro Cortese*

                                                            Giornalista, Pedagogista, Filosofo

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