Sab. Mag 15th, 2021

«Il pentito Andrea Mantella ieri ha fatto delle importanti dichiarazioni nell’ambito del processo epocale “Rinascita Scott” imbastito meritoriamente dalla Procura di Catanzaro. Molto rilevante è la sua dichiarazione su Filippo Gangitano, fatto sparire nel 2002 perché gay, e dobbiamo dire grazie a Mantella se la vicenda torna a galla dopo che era stata seppellita nel dimenticatoio. Quello che non mi trova assolutamente d’accordo è la rappresentazione che il pentito dà dell’omosessualità nella ‘Ndrangheta. La dipinge come una sorta di colpa da nascondere e di rarità mentre posso assicurare che è molto diffusa anche tra i suoi ex picciotti di Vibo. Soprattutto che la rappresentazione del mafioso macho la dobbiamo all’isterismo dei boss che negano l’evidenza e negano la storia, più che alla verità. Mantella fa finta di non ricordare le abitudini trasgressive del noto boss milanese. Dimentica che un esponente di una famiglia di ‘Ndrangheta di Reggio Calabria è stato costretto a sposarsi e a fare un figlio con l’inseminazione artificiale. Ignora (ma non ci credo, nella mafia tutto si sa) che nelle famiglie blasonate ex alleate il poco ortodosso sport dello scambismo non è proprio una rarità, per non parlare di altre forme di trasgressione come il travestitismo. Insomma, caro Mantella, diciamo una volta per tutte le cose come stanno: il maschio alfa della ‘Ndrangheta non esiste. È un’invenzione delle ‘Ndrine, un’ennesima forma di manipolazione». Lo ha dichiarato il giornalista e massmediologo Klaus Davi.

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