Ven. Mag 14th, 2021

“Questa discussione sul Recovery plan è quanto mai tardiva. Non dico inutile, perché ho troppo rispetto di questa istituzione che ho avuto l’onore di presiedere, ma certamente tardiva”. E’ quanto ha affermato Nicola Irto, consigliere regionale del Partito democratico e candidato alla presidenza della Regione Calabria, intervenendo in aula a Palazzo Campanella. “Tra pochi giorni il Pnrr sarà trasmesso a Bruxelles – ha aggiunto Irto – ma il Consiglio regionale della Calabria si riunisce per discuterne soltanto oggi, dopo che il documento, approvato il 12 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri, è ormai stato trasmesso alle Camere per le loro valutazioni. Resta la possibilità di intervenire sui piani aggiuntivi dei ministeri ed è su questo fronte che mi impegnerò a sostenere le battaglie a favore della nostra regione tramite la rappresentanza governativa del Partito democratico. Il dibattito odierno, dunque, serva almeno a questo pur a valle di scelte strategiche già compiute”.

Pnrr, Irto: “Alta velocità sia ‘vera’. Risorse indispensabili ma serve visione”
“L’alta velocità ferroviaria deve essere realizzata fino a Reggio Calabria, ma deve essere un’alta velocità ‘vera’, non un surrogato. Bisogna coprire la distanza tra Villa San Giovanni e Roma in tre ore nette. Questo è fondamentale e va fatto subito”, ha affermato ancora Nicola Irto che ha espresso “una valutazione positiva sull’impegno per la SS 106, la strada della morte che ha mietuto tantissime vittime condannando all’isolamento mezza Calabria”, nonché sui “presidi di pubblica sicurezza per Reggio e Crotone”. Ma tutto questo, ha proseguito Irto, “non basta. Ed è necessario che si ponga la massima attenzione sulla ripartizione delle risorse, perché gli investimenti del Pnrr siano addizionali e non sostitutivi delle risorse della programmazione comunitaria e nazionale. E’ una questione di percentuali d’investimento, su cui è stata giustamente avviata una grande battaglia dagli amministratori locali, ma anche di progettualità perché senza una visione, i soldi rischiano di diventare un problema paradossalmente ‘secondario’. Le opere, peraltro, vanno completate entro il 2026, data imposta dalle istituzioni europee, e questo ci deve indurre a una riflessione e a un ripensamento sulle procedure amministrative e sui controlli sugli appalti che devono essere stringenti contro gli appetiti della criminalità, ma al tempo stesso efficienti per non perdere tempo prezioso”.

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