Lun. Mag 17th, 2021

Il presidente Soluri: “Un episodio su cui è necessario che si faccia piena luce anche per evitare che il comportamento di un singolo offuschi l’immagine dell’Arma dei carabinieri”

“Un episodio su cui è necessario che si faccia piena luce anche per evitare che il comportamento di un singolo offuschi l’immagine dell’Arma dei carabinieri e dei tanti rappresentanti delle forze dell’ordine che quotidianamente sono in trincea per combattere la criminalità comune e mafiosa”. E’ quanto sostiene il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Giuseppe Soluri, in riferimento a quanto avvenuto stamattina nell’aula bunker del processo Rinascita-Scott a Lamezia Terme.

I fatti. Vittima dell’episodio la giornalista Alessia Truzzolillo che segue quotidianamente l’importante processo. Alessia Truzzolillo ha raccontato di essere stata di fatto spinta verso una sorta di corridoio laterale dell’aula bunker da un carabiniere poi individuato come caposcorta. “Sono improvvisamente stata avvicinata per una foto scattata al pm che interrogava il collaboratore Andrea Mantella” -ha detto Alessia Truzzolillo. “Attenta a non riprendere i monitor con i detenuti -ha aggiunto la giornalista- ho zoomato sul magistrato quando ho notato un uomo, dall’altra parte dell’aula che si agitava e mi faceva segno di andare lì. Ci siamo incontrati a metà corridoio e l’uomo mi ha subito investito con un ‘ora tu cancelli quelle riprese’. Poi, minacciando di cacciarmi dall’aula, mi ha spinto verso il corridoio con un gesto a metà tra la spinta e l’afferrarmi da sotto l’ascella”.  E ancora: “Mi sono divincolata e ho chiesto di non essere toccata. Nonostante mi avesse messo le mani addosso l’uomo -ha chiarito la giornalista del Corriere della Calabria – mi ha intimato di non agitare le mani che io muovevo nell’aria, spaventata da quei modi, per fargli capire che c’è un’ordinanza del Tribunale di Vibo Valentia che autorizza la stampa a fare video e foto. Ho recuperato l’ordinanza che avevo salvata nella mail per fargliela leggere ma mi ha fatto capire che non gli interessava niente e che voleva vedere le foto, asserendo che non avevo l’autorizzazione a riprendere la scorta e, dopo avere preso il mio cellulare, ha preso a sfogliare il mio album personale per accertarsi che non vi fossero altre foto. Nel corridoio con me sono entrati anche i carabinieri addetti alla sicurezza ma -ha precisato Alessia Truzzolillo- con tutt’altro atteggiamento”.

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