Dom. Apr 18th, 2021

 

Riportiamo, qui di seguito, una testimonianza di uno dei migliori oculisti del Meridione, oltre che uomo di notevole sensibilità, ovvero il medico Roberto Polito. Un professionista impegnato in diverse missioni umanitarie in Africa, un artista impegnato in campo teatrale e cinematografico oltre che un cristiano attivo nel sociale. La lettura della sua testimonianza induce a riflettere su tante cose ed è giusto che ognuno, tragga le proprie considerazioni e conclusioni, non giudizi, perché, alla base di tutto, più che delle dinamiche relazionali o degli atteggiamenti più o meno ortodossi dei singoli, vi è un problema, che riguarda tutta la Calabria, di ORGANIZZAZIONE.

VENERDI’ SANTO A UN PRONTO SOCCORSO

La notte trascorsa non era stata delle migliori. Oltre ai soliti dolori, dovuti a patologie varie, che ogni notte da tempo mi  tormentano, avvertii la comparsa di un altro dolore, diverso da quelli soliti. Ritenni opportuno farmi vedere al più presto, con urgenza, da un medico per i provvedimenti del caso. Pertanto sarei  andato all’ospedale di Locri, al mio ospedale. Sì, il mio ospedale, oggi tanto criticato e bistrattato …  mio, in quanto lì ho lavorato come oculista dal 1977 al 2010, lì ho passato una vita e le esperienze , i ricordi sono tantissimi. Conoscevo tutti e tutti conoscevano me, ora in gran parte vi lavorano persone nuove. Ai miei tempi vi erano infermieri che non sapevano leggere e ausiliari promossi sul campo ma ,con le inevitabili eccezioni,ma  era della gente molto educata,  che imparava subito , con tanto entusiasmo e con tanta umanità. Eravamo una grande famiglia e l’interesse x il malato era prioritario. Sarei potuto andare in ospedale, senza passare dal pronto soccorso, e farmi vedere dal collega di urologia, in quanto sospettavo che fosse una colica renale, mi avrebbe fatto l’ecografia e data eventualmente la terapia.  Non ho voluto perché non credo che sia corretto ricorrere alla vie traverse, alle raccomandazioni per ottenere un proprio diritto, – perché io dovrei  essere visto al di fuori della procedura e un altro povero cristo seguire tutto l’iter richiesto … ? Poi questa mia esperienza poteva servire per capire come funzionava il PS … l’ospedale e condividere le sensazioni e quello che prova un paziente in attesa  …-. Il dolore che mi attanagliava era forte e subito gentilmente l’infermiera che era all’accoglienza mi ha fatto accomodare e compilare un modulo, cosa che io feci, ma non mi ha fatto vedere dal medico, per darmi intanto qualcosa che mi lenisse il dolore … Mi ha garbatamente detto di aspettare che avrei dovuto essere chiamato per fare il tampone “rapido”. Al che le ho fatto presente che non era il caso, ero vaccinato da un mese e avevo fatto anche il test sierologico quantitativo x gli anticorpi neutralizzanti, risultato positivo x un valore di 170 e che quindi non avrebbe avuto senso fare il tampone. Lei, garbata ma teutonica , è stata irremovibile “il tampone va fatto” e sì, anche se farlo in questo caso non ha senso, l’ordine è di farlo e va fatto, “dura lex sed lex”. E passi pure, ma poi le attese sono state lunghe ed estenuanti, se si pensa al dolore che avevo e lasciato lì, come un “oggetto” insieme a tanti altri “oggetti” senza che mi dessero nulla per attenuare il dolore. Dico “attese” e non “attesa”, la prima perchè mi facessero il tampone e la seconda  per avere la risposta. Sono arrivato al PS verso le 11, alle 11.30 un infermiere scortese e che non rispondeva alle mie domande , ma se insistevo mi rispondeva con un mugugno, mi esegue il tampone  “rapido”, per cui normalmente ci vogliono 15 minuti. Alla mia richiesta dei tempi di attesa mi fa capire che ci vuole almeno un ora, -che bello! Deo gratias! questo padreterno finalmente si rivolge a una nullità come me … a un suddito qualunque per dargli una risposta!- Mi siedo in un cantuccio, mentre imperversa il dolore, cerco di smanettare sul cellulare ma … non ce la faccio. Intorno a me intanto c’è una bolgia infernale, urli a non finire e proteste per  l’attesa e per l’indifferenza, nelle mie condizioni non mi rendo ben conto dei particolari. Ma, in particolare, un episodio mi ha colpito: due genitori che molto preoccupati  portano un bimbo di pochi anni con un corpo estraneo, inflessibili all’accettazione, e poi credo anche il medico, dicono che non possono mandare il bambino nel reparto di …  a togliere il corpo estraneo se non prima fa il tampone. Al che , apriti cielo, il padre si arrabbia, si piglia il figlio urlando e bestemmiando (avrei voluto redarguirlo, ma a parte di come mi avrebbe risposto, forse la bestemmia gliela avevano tirata fuori …). Dopo un po’ , questo papà, rientra al PS rasserenato, col figlio in braccio, “tutto fatto, sono andato nel reperto e il corpo estraneo è tolto”. Penso che spesso le cose non funzionano anche con la scusa del covid, del tampone, per il quale poi il laboratorio analisi per dare una risposta (badate a un PS impiega non meno di un’ora e basterebbero 15 minuti) e la rigidità, la lentezza , il menefreghismo , la mancanza di empatia dei dipendenti. Intanto mentre ero dolorante e in attesa di essere chiamato per il risultato del tampone, a distanza di 2 sedie da me si siede una persona che sta male, dopo un po’ arriva l’infermiere che fa i tamponi e in maniera rude, scortese , da vero buzzurro, mi rimprovera (noi cittadini siamo oggetti sudditi da trattare da inferiori specie se malati), allora io perdo la mia calma, dolorante e trascurato mi alzo dalla sedia e urlo, sì anche io urlo … a volte, e gli faccio notare che non solo ero seduto su una sedia con la scritta che chiaramente indicava che lì era consentito, ma che lì mi ero seduto ancor prima che l’altro signore si sedesse accanto. Comunque urlando ancora, mi sono spostato più in là ironicamente invitandolo, da oculista, a fare una visita agli occhi, perché non aveva visto l’etichetta (e detto da un oculista …). Lui alla mia reazione è rimasto in silenzio, ma neanche s’è scusato; sì molti fanno i gradassi con i deboli, con i piccoli, al mio urlo che gli ha rivelato che ho anch’io voce e che sono oculista si è ammutolito, non ha più saputo cosa dire. Passa l’ora e io ancora lì alle 12.30 in attesa e poi le 13.30 , son passate 2 ore  e il risultato di questo tampone rapido non si vede (basterebbero 15 minuti). Oltre al dolore lancinante  incomincio ad accusare debolezza, per via della glicemia, dovrei prendere dei farmaci, ma non ce l’ho con me, non pensavo che i tempi sarebbero stati così lunghi. Intanto mentre sto riferendo questi problemi all’infermiera dell’accettazione ( teutonica ma come sempre  gentile), e sta per propormi dell’acqua zuccherata, arriva il risultato del tampone che, come già prevedevo con sicurezza, era negativo. Vado a visita dal medico del pronto soccorso, mi rivelo come collega oculista, è gentilissimo, anche gli infermieri che l’assistono incominciano a ricordarsi di me e tessono le mie lodi. – Che bello sentirsi lodato e ben trattato dopo tante traversie !-Alle ore 14 vado a visita in urologia , vengo visitato subito e molto gentilmente, ma già si sa che sono un oculista. Il dottore mi fa l’ecografia e mi danno tutte le spiegazioni.  Poi scendo giù al PS a portare la risposta della consulenza urologica. Mi ricevono ,subito consegno e ricevo quanto dovuto e ancora dolorante al fianco ma ancor più nel cuore alle 14.30 lascio il mio amato ospedale per rientrare a casa.

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